Gianluca Vacchi come parte offesa al processo per un ammanco di soldi dai suoi conti.
Un ammanco da oltre 900mila euro dalle casse di Gianluca Vacchi e un processo che vede come imputato un olbiese, accusato di appropriazione indebita. Pietro Oliva, questo il nome dell’ex colf, avrebbe compiuto anche abuso di prestazione d’opera e di autoriciclaggio per aver sottratto il denaro trasferendolo su altri depositi bancari. Tra gli imputati anche la moglie, ex dipendente dell’influencer, che ora è deceduta.
Il processo.
L’imprenditore e influencer bolognese Gianluca Vacchi, costituitosi parte civile tramite l’avvocato Gino Bottiglioni, potrebbe testimoniare in aula il prossimo 26 ottobre nel processo presso il tribunale di Tempio davanti al giudice Tommaso Andorlini. L’ex domestico, Pietro Oliva, di Olbia, è difeso dai legali Domenico Putzolu e Maria Caterina Pisano. L’uomo ha respinto con fermezza ogni addebito sostenendo l’infondatezza delle accuse. L’autoriciclaggio non sussisterebbe poiché i fondi sono stati semplicemente spostati tra vari conti correnti rimanendo del tutto tracciabili, senza alcun reinvestimento in attività finanziarie o economiche. Dopo il controesame di un militare della Guardia di Finanza focalizzato sulle indagini finanziarie svoltosi nell’ultima udienza, la data del 26 ottobre vedrà comparire in aula, oltre a Vacchi, un secondo investigatore delle Fiamme Gialle incaricato degli accertamenti sul reato di appropriazione indebita.
