Lavoro estivo in Gallura, i contratti migliorano ma resta lo sfruttamento

lavoro Olbia

Il mercato del lavoro stagionale in Gallura.

L’estate del 2022 ha visto un miglioramento del mercato del lavoro, con un aumento generale dell’occupazione e dell’offerta di lavoro. Tuttavia, non sono mancati i casi di sfruttamento dei dipendenti e pesa molto l’assenza dei russi in Costa Smeralda.

Molte strutture, ancora aperte in Gallura, hanno garantito l’allungamento dei contratti dei lavoratori, fino ai mesi di settembre e ottobre. Nonostante la crescita dell’occupazione e la maggiore possibilità di scelta dei lavoratori, tante sono ancora le condizioni di sfruttamento e il poco investimento sulla qualità del lavoro. “Spesso è capitato di vedere ristoranti che assumono dipendenti senza una comprovata esperienza – dice il segretario generale della Cisl Gallura, Mirko Idili -, facendo assunzioni all’ultimo. Invece, investire sul capitale umano è importante per elevare l’offerta turistica in Sardegna”.

Cresce la mobilità dei lavoratori.

La stagione appena passata ha visto, tuttavia, un incremento dell’offerta del lavoro, dopo anni di crisi a causa della pandemia. “Quello che ha migliorato le condizioni di lavoro in Gallura – aggiunge – è la mobilità degli occupati. I dipendenti, grazie all’aumento dell’offerta lavorativa, rendendosi conto che le condizioni di lavoro non erano quelle promesse all’inizio, ma si rivelavano situazioni di sfruttamento, una volta ricevuto il contratto di lavoro, hanno avuto maggiore possibilità di scelta verso situazioni migliori. Spesso abbiamo sentito lamentele di molti gestori sul reddito di cittadinanza, che è una forma di contrasto alla povertà e spesso anche il mezzo per affrancarsi dallo sfruttamento, non dal lavoro, anche perché 500 euro al mese non possono sostituire un reddito”.

L’assenza dei russi in Costa Smeralda.

Il boom turistico in Gallura dell’anno 2022 non ha avuto precedenti. Con 5 milioni di arrivi, di ogni tipo di target, ma la mancanza dei russi in Costa Smeralda è stata percepita, incidendo anche sul mercato del lavoro locale. “Ogni anno i russi lasciavano ingenti risorse nel nostro territorio – aggiunge Idili -. E’ un target che non ha sostituti nel mondo. Oggi lasciano le loro ville chiuse e molti lavoratori stanno scontando il ritardo dei pagamenti da parte dell’agenzie del demanio e chi si è dimesso ha cercato occupazione altrove, senza però mantenere lo stesso tenore di vita”.

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