Nel gruppo Mia Moglie anche professionisti di Olbia e Sassari.
Nonostante la chiusura del gruppo Mia Moglie per “sfruttamento sessuale”, continuano le indagini della Polizia postale di Roma, dove sono emerse centinaia di ”frasi disturbanti” nella community da 32mila iscritti che si scambiavano foto di mogli e altre donne, ignare di tutto.
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Tra gli iscritti, infatti, erano presenti anche numerosi medici, avvocati, insegnanti e perfino poliziotti e politici, qualche decina anche da Olbia e Sassari. Molte persone con profili anche pubblici non si vergognavano a partecipare a quello che le attiviste hanno definito come uno stupro digitale, paragonandolo alla vicenda di Gisèle Pelicot.
“Frasi disturbanti”
A definire disturbanti questi contenuti è la vicedirettrice della polizia postale, Barbara Strappato, che sul Corriere della Sera ha dichiarato di essere rimasta sconvolta per contenuti condivisi su “Mia moglie” e questo è avvenuto in modo indisturbato nell’arco temporale di sette anni, finché alcune donne si sono accorte che sono state virtualmente aggredite da sconosciuti che commentavano il proprio corpo con parole irripetibili. Ma fa ancora più male che sono proprio i loro mariti ad averle tradite, postando le loro foto scattate di nascosto o concesse solo a loro, chiedendo ad altri membri di un gruppo pubblico cosa avrebbero voluto farle.
Mariti, fidanzati e persino suoceri e cognati ammettevano candidamente che le foto erano state scattate senza consenso. E tutto questo andava avanti per anni senza alcuna conseguenza, né legale né sulla loro reputazione. Anzi, venivano celebrati dagli altri iscritti. Infatti, gli spettatori di questo circo dell’orrore scrivevano: ”Falle delle foto di nascosto”. Ancora, foto di mogli addormentate venivano pubblicate online, con spettatori che incitavano l’uomo a toccarle durante il sonno.
Misoginia online.
Centinaia di post e commenti contenevano contenuti misogini. Mariti si vantavano di aver sposato donne “moralmente intatte”, ma scambiavano foto di queste senza il loro consenso tra gli utenti: “Una bodycount 1 ha un valore aggiunto che non la rende scambiabile, per tutti quelli che me lo chiedono su Messenger”. Altri post aggiungevano: “Anni 30, seno quarta naturale e bodycount 1”. Per body count è un termine che si è diffuso nella manosphere e intende il numero di partner sessuali avuti da una donna.
La fiera del maschilismo ha raggiunto il culmine quando diverse donne sono state insultate dopo aver ricordato che postare foto senza consenso è un reato. Tra i commenti choc: “Fammi un panino con l’hamburger”, “Sei nuda sul tuo profilo” o “Voi andate da ginecologi uomini e vi sentite rispettate”, insieme a numerose molestie sessuali. È dunque evidente la visione della sessualità femminile come oggetto e proprietà di mariti e fidanzati su cui disporne a piacimento, da chi frequentava il gruppo. Nonostante la chiusura del gruppo, resta l’amaro. Le attiviste denunciano una minaccia costante alla sicurezza delle donne online. Molti gruppi si sono spostati su Telegram e in una petizione si chiedono ora misure urgenti per chiudere queste community a livello nazionale.
