Olbia, salvata una moneta antica rarissima: solo quattro al mondo

I carabinieri recuperano una rara moneta a Olbia.

Una rarissima moneta d’oro sardo-bizantina è stata recuperata a Olbia dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cagliari. Della moneta, che era scomparsa da tempo, ci sono soltanto quattro esemplari al mondo. Il pezzo, coniato dalla zecca di Lucca durante il regno di Carlo Magno e raffigurante San Michele Arcangelo, era stato rinvenuto in Sardegna negli anni Novanta e successivamente riparato in modo maldestro da un orafo dopo essersi spezzato in tre parti.

Stava per essere venduta.

Dopo essere scomparsa, la moneta è riemersa nel circuito del traffico illecito di beni archeologici ed è stata intercettata dai militari, coordinati dalla Procura di Tempio Pausania, proprio nel momento in cui stava per essere venduta a Olbia.

Ci sono indagati.

L’operazione, denominata Numisma e avviata nel giugno 2022 sotto la guida del procuratore Gregorio Capasso, ha portato all’iscrizione di sette persone nel registro degli indagati. L’indagine ha preso il via dall’individuazione in un’asta estera di 36 monete d’oro sardo-bizantine, alcune delle quali già note alla letteratura scientifica poiché pubblicate da un numismatico sassarese nel 1996, dettaglio che ha confermato l’esportazione clandestina dal territorio nazionale. L’inchiesta si è estesa tra Sassari e Bologna, portando al sequestro preventivo di conti correnti e asset finanziari per circa 250mila euro, utilizzati per gestire i proventi delle vendite internazionali.

Ricettazione e grosso giro di affari.

Il raggio d’azione dell’organizzazione era globale, con sequestri effettuati anche presso case d’asta in Spagna e Austria, risultate ignare della provenienza furtiva dei lotti. Tra il 2022 e il 2024, il gruppo è riuscito a immettere sul mercato oltre 1.500 monete di epoca punica, romana e bizantina, tutte prive della necessaria documentazione legale. Questa attività sistematica di ricettazione ha generato un giro d’affari complessivo stimato intorno al mezzo milione di euro, sottraendo al patrimonio pubblico reperti di immenso interesse archeologico ora restituiti alla collettività.

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