Lo scontro politico dopo l’uso del taser a Olbia.
Un taser, concepito come strumento non letale per immobilizzare, ha causato un acceso dibattito in Sardegna e a livello nazionale dopo la morte di un 57enne a Olbia. L’uomo, Gianpaolo Demartis, è deceduto in ambulanza dopo essere stato colpito dai carabinieri che cercavano di sedare un’aggressione in corso.
Le indagini in corso e il ruolo del taser.
La Procura di Tempio Pausania ha aperto un fascicolo per accertare le cause del decesso. L’autopsia sul corpo di Demartis sarà decisiva per stabilire un eventuale legame tra l’uso del taser e l’arresto cardiaco che lo ha ucciso. I carabinieri coinvolti nell’intervento potrebbero essere indagati per omicidio colposo, in attesa dei risultati. La famiglia della vittima ha richiesto chiarezza sulle circostanze che hanno portato alla morte del loro congiunto.
Lo scontro politico.
La vicenda ha riacceso il dibattito sull’utilizzo del taser da parte delle Forze dell’Ordine. Irene Testa, garante sarda dei detenuti, ha definito lo strumento una “tortura legalizzata” e ne ha chiesto il divieto, sostenendo che sia uno strumento pericoloso e che le statistiche ne confermerebbero l’alto rischio. Di parere opposto Dario Giagoni, parlamentare della Lega, che ha definito le parole della garante “vergognose”, difendendo l’operato dei carabinieri e sottolineando la necessità di strumenti come il taser per la sicurezza degli agenti e dei cittadini.
Anche il ministro dei Trasporti e leader della Lega, Matteo Salvini, ha preso posizione, invitando a non attaccare i carabinieri, che a suo dire “hanno fatto il loro dovere” difendendo sé stessi e i cittadini.
