Accusato di violenza sessuale, il sindaco Nizzi si difende: “Colpito per altri motivi”

Le accuse al sindaco Nizzi dalla dirigente Palermo.

Non è il solito uomo brillante con la battuta sempre pronta. Anzi, la voce è tremolante, rotta a momenti. Il sindaco di Olbia Settimo Nizzi ha l’aria preoccupata, come raramente capita di vederlo, nel momento in cui decide di parlare dell’infamante accusa che, questa mattina, lo ha travolto come un fulmine a ciel sereno.

Gabriella Palermo, la dirigente del Comune di Olbia attualmente sospesa dal servizio per motivi disciplinari, lo ha accusato di violenza sessuale. Ed è a questo procedimento disciplinare, da cui è scaturita la sospensione della dirigente, che il sindaco ascrive l’origine di tanta acredine profusa negli ultimi anni nei suoi confronti, tra cui l’ultima pesante accusa.

“Di tutto mi sarei aspettato tranne che di essere accusato di questo efferato crimine – ha esordito Nizzi -. È da un anno che è iniziata questa querelle fatta di esternazioni, minacce e tentativi di corruzione per bloccare il procedimento disciplinare nei sui confronti”.

La dirigente del Comune di Olbia Palermo accusa il sindaco Nizzi di violenza sessuale

Non fa mai il nome della dirigente Palermo, il sindaco Nizzi, mentre cerca di spiegare la sua versione dei fatti. Un racconto che parla di messaggi con richieste di “mettere a cuccia chi sai tu, altrimenti preparo la guerra” e di “uno sculaccione non richiesto”. Missive a cui sono seguite denunce alla magistratura da parte del primo cittadino di Olbia.

“Non ne ho mai parlato pubblicamente perché queste cose non vanno presentate in pubblico, ma agli organi competenti – ha spiegato il sindaco -. Adesso, a conclusione del procedimento, dopo un’evoluzione non cui si è accusato di tutto e di tutti, si è arrivati al post di oggi che mi ha fatto letteralmente saltare sulla sedia, visto che non ero a conoscenza di nulla”.

Si dichiara sereno il sindaco, pienamente fiducioso nei confronti della magistratura. Non ha mai incontrato da solo la Palermo, spiega, appunto per il timore di averne pregiudizio. “Spero che venga chiarito tutto quanto il prima possibile, ma per me la situazione è chiara e cristallina – ha concluso -. Se non si può ottenere quello che si vuole tramite delle esternazioni come quelle più volte profuse si usa l’arma del reato, che io trovo più grave dell’omicidio stesso. Piuttosto che compierlo mi sarei tagliato la testa”.

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