“Io, una notte insieme ai pastori, vi racconto come avvengono i blocchi”

Una notte insieme ai pastori a Olbia.

L’appuntamento è in zona industriale a Olbia. Lì mi dicono di aspettare e che mi sarebbero venuti a prendere. Sono fortunato, perchè tra i tanti pastori che lottano da giorni per il prezzo del latte, ho un amico. È il proprietario di un allevamento della zona e tante volte mi sono ritrovato, in passato, a discutere con lui su quanto fosse diventato difficile il loro lavoro.

“Andiamo al porto di Golfo Aranci alle 18:30 – mi dicono -. Dovrebbero sbarcare delle autocisterne. Addirittura due, che erano attese a Olbia ma non sono mai arrivate”. Andiamo, ma poi il programma cambia di colpo. Mentre siamo per strada, ricevono un messaggio. “Andiamo al porto di Olbia, a Golfo Aranci non sbarcherà nulla”, sbotta uno.

I pastori della protesta sono organizzatissimi e interconnessi. Le informazioni sui camion del latte viaggiano in un attimo al ritmo di un bip. Arriviamo al porto di Olbia. Facciamo un primo giro in auto, poi un altro. giri. Non c’è nessuno. Che i camionisti abbiano saputo del blocco? C’è un altro gruppetto di persone all’Isola Bianca. Sono una decina, con giubbotti, cuffie, scaldacollo e accento barbaricino. Ci aggreghiamo.

Si socializza in fretta con i pastori. Una fratellanza sancita a bicchierini di Fileferru. La serata è fredda, ma l’entusiasmo è alle stelle. Siamo tutti lì per la stessa causa. Passano dieci minuti e arrivano le Volanti della polizia e le auto dei carabinieri. Man mano il nostro gruppo cresce. Diventiamo una trentina, ma le auto dei manifestanti continuano ad arrivare.

C’è un clima di festa, ma anche di serietà per l’importanza dell’impegno. Iniziano a sbarcare i camion. Un giovane pastore sprona i presenti. “Dai, ajò”, grida. Tutti corrono, circondano il camion frigorifero. Alcuni spiegano al conducente che vorrebbero leggere la bolla e gli chiedono gentilmente di aprire il cassone. Ma il camion è vuoto.

Un agente della polizia si avvicina al gruppo più attivo e detta le regole: “Chiedete se potete controllare, se vi fanno verificare controllate e basta. Se buttate merce dai camion è un reato penale”. Rimarcando il termine “penale”.

“E allora per cosa li fermiamo? Non ha senso”, ribatte un pastore. “Forse non sono stato chiaro”, gli risponde con tono severo il poliziotto. “Allora, va bene, non roviniamo la merce, ma non li facciamo imbarcare”, riassume il pastore, che aveva suonato la carica.

Passa un anziano in auto. “Sono con voi”, grida e raccoglie un’ovazione. Ma è già il momento di fermare il secondo camion. Non capisco con quale criterio vengano bloccati. Mi allora mostrano un’etichetta verde, con la scritta “D” sul cassone del camion: quello è un frigorifero per alimenti.

L’obiettivo della serata è chiaro: impedire l’arrivo e la partenza di latte e latticini. Passa un trailer senza cassone, il conducente dal finestrino grida sorridente: “Mi dispiace, niente carico”. Risate generali, ma subito dietro c’è un camion nel cui cassone è esposta l’etichetta verde con la lettera D da controllare, ma contiene sofficini.

I pastori adesso non si contano più. Sono tantissimi e il clima di festa è lo stesso di qualche ora prima. Continuano gli sbarchi e i controlli, ma tra imbarchi e sbarchi non si trova nulla che abbia a che fare col latte. Che le industrie casearie abbiano fatto marcia indietro?

Urla improvvise. Arriva un camion con la scritta “Centrale del Latte di Roma”. Arrembaggio. Solita procedura, con gentilezza, ma allo stesso tempo con fermezza, si chiede all’autista di fermare il camion e di mostrare il documento di trasporto. Allo stesso tempo, di aprire il cassone per un controllo. Accetta. Come tutti, del resto, di buon grado. Un attimo eterno e il pastore salito a bordo per il controllo sentenzia: “Carciofi!”.

“Adesso sequestriamo tutto e mangiamo”, scherza un pastore di mezza età. Un altro apre il cofano della sua macchina e tira fuori una cassetta. Salsiccia e formaggio di capra, di quelli impossibili da trovare nei supermercati. Un giovanissimo pastore taglia fette per tutti. Un altro le distribuisce. C’è del vino. La picchettata è perfetta e l’ospitalità tipica del mondo agropastorale sardo permette anche a me di prendervi parte.

L’ultimo sbarco, alle 22:30, è la solita sfilata di camion senza latte o latticini. Nulla di fatto per questa sera. Ma resta la sensazione di aver fatto qualcosa di importante. Una sensazione che carica e unisce tutti i partecipanti, fieri di esserci stati.

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