Inaugurata ”Costa Clinic” tra le polemiche a Olbia.
Undici reparti specializzati, un blocco operatorio con due sale e un’area per la diagnostica: a Olbia ha aperto la clinica privata “Costa Clinic”, in viale Basa. Tra le specializzazioni offerte: Cardiologia, Ginecologia, Oculistica, Ortopedia, Medicina dello sport, Riabilitazione e Chirurgia. La clinica è accreditata presso la Regione, ma non convenzionata, e opererà dunque in regime privato. Ciò ha preoccupato la CGIL Gallura, che definisce un ennesimo segnale di privatizzazione della sanità sarda.
Il sindacato esprime, dunque, forte preoccupazione anche per la situazione della sanità pubblica in Gallura. ”Non si può continuare a indebolire l’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia e le strutture sanitarie di Tempio e La Maddalena – si legge nella nota stampa firmata dal segretario della Cgil gallurese, Danilo Deiana -, mentre si aprono nuove cliniche private che rispondono solo a chi può permettersi di pagare. La Gallura ha bisogno di una sanità pubblica forte, accessibile, diffusa e ben finanziata”.
”La Gallura, terra in crescita, con un forte sviluppo demografico e turistico, vive da anni un profondo
squilibrio tra la domanda di cure e l’effettiva offerta sanitaria pubblica – spiega la nota -, Liste d’attesa infinite, reparti sotto organico, pronto soccorso sotto stress, pazienti costretti a rivolgersi altrove o a pagare di tasca propria: è questo il quadro che i cittadini galluresi conoscono fin troppo bene.”
La FP CGIL Gallura contesta duramente la narrazione secondo cui l’apertura di strutture private rappresenti un’integrazione alla sanità pubblica: “In questo contesto, non possiamo accettare che le istituzioni regionali rispondano alle carenze della sanità pubblica promuovendo soluzioni private, spesso presentate come “integrazione” ma di fatto scollegate dalla reale programmazione sanitaria. La elinica privata Costa Clinic, pur accreditata, non è convenzionata con il sistema sanitario regionale: ciò significa che opererà seguendo logiche di mercato, non di universalità del servizio”.
Il sindacato chiede alla Regione chiarezza e una netta inversione di rotta: “Le parole del vicepresidente della Giunta regionale, secondo cui queste iniziative non sarebbero in contrapposizione al pubblico, non trovano riscontro nei fatti: i finanziamenti vanno ai privati, mentre i reparti pubblici chiudono o sopravvivono grazie alla dedizione del personale sanitario, ormai allo stremo. La CGIL Gallura chiede alla Regione Sardegna di dire con chiarezza quale sia il modello sanitario che intende perseguire: vogliamo una sanità pubblica, programmata, gratuita e di qualità, o ci stiamo rassegnando a un sistema în cui chi ha risorse accede alle cure, mentre gli altri restano in lista d’attesa? Noi non ci stiamo. Siamo pronti al confronto, ma chiediamo trasparenza, coraggio politico e una netta inversione di tendenza. In Gallura, come in tutta la Sardegna, la salute non può diventare un affare per pochi. Il diritto alla cura non si compra. Si garantisce”, conclude la nota.
