Poco dopo la visita della ministra Bernini a Olbia, a poca distanza dal luogo dell’omicidio Sciusco, alcune persone si affrontavano a pugni. Una scena di tensione pomeridiana, nello stesso contesto urbano segnato dall’accoltellamento mortale di Pietro Sciusco, ucciso il 27 ottobre scorso. Due immagini che, accostate, raccontano una contraddizione difficile da ignorare. Da una parte Olbia che investe sulla cultura, sull’università e sulla propria crescita. Dall’altra una città nella quale una parte dei residenti dice di avere paura di attraversare alcune strade, di uscire la sera, persino di svolgere le normali commissioni quotidiane.
Non è soltanto lo sconcerto per l’omicidio di Sciusco a far esplodere la discussione. Da settimane si susseguono furti, tentativi di effrazione e spaccate ai danni di attività commerciali. Il negozio Galasso, in viale Aldo Moro, è stato l’ultimo episodio in termini di tempo: la vetrata laterale è stata sfondata, anche se dalla cassa non risultava essere stato sottratto denaro. Prima ancora erano finite nel mirino altre attività, dalla pizzeria La Veronese al bar Pegasus, dal market Panedda al salone Perseo, fino agli esercizi di via Ungheria. Per chi lavora dietro quelle vetrine, ogni effrazione significa danni, spese da affrontare e la sensazione di essere esposti. Per alcuni commercianti, secondo quanto emerso nelle cronache, non si tratta neppure del primo episodio. E quando i furti si ripetono, anche un colpo senza bottino può lasciare un conto salato.
“Non si può più uscire tranquilli”
I cittadini si lamentano apertamente. “Abbiamo il terrore di uscire per una passeggiata o per fare commissioni”, dice una residente. Altri raccontano di aver smesso di frequentare determinate zone dopo episodi che li hanno spaventati, oppure di non sentirsi più tranquilli quando i figli si spostano da soli. Il passaggio a livello viene indicato da diversi utenti come un punto critico. La zona delle panchine eliminate. La stessa zona dei parcheggi vietati per un anno e un giorno. C’è chi si domanda come il vicino edificio universitario possa diventare un luogo di aggregazione culturale se non si riesce a garantire un adeguato controllo del territorio. La richiesta è quella di una presenza più costante delle forze dell’ordine, di controlli e di interventi concreti.
Ma ciò che sembra viaggiare veloce di bocca in bocca è l’ironia su Olbia città sicura. Il sentimento che emerge è quello di una fiducia sempre più fragile nelle istituzioni e nella loro capacità di garantire sicurezza.
La rabbia e il rischio della giustizia fai da te
Ma il dato più preoccupante è forse un altro. Accanto alle richieste legittime di controlli e protezione, nei commenti social compaiono insulti, minacce e appelli a non restare passivi se si trova un malvivente in casa. Qualcuno propone di organizzare ronde tra cittadini e cerca adesioni pubblicamente. La paura si mescola inoltre alle accuse generalizzate contro gli stranieri, senza comprendere che le responsabilità sono sempre individuali. La rabbia diventa così anche terreno di scontro politico, con accuse rivolte all’amministrazione, alla magistratura e alle politiche sull’immigrazione.
I commenti citati non rappresentano un sondaggio sul pensiero della città intera ma ignorarli sarebbe un errore. Raccontano una parte di Olbia che non si sente protetta e che chiede risposte, non rassicurazioni di principio. Il futuro polo universitario potrà diventare un luogo di cultura, incontro e crescita. Ma la trasformazione della città non si misura soltanto nei cantieri e nei progetti annunciati. Si misura dalla tranquillià di passeggiare la sera, di fare la spesa senza rischi, di tenere aperto un negozio senza temere l’ennesima spaccata.
