Uccise il padre ad Arzachena, al via appello: la difesa punta allo sconto di pena

Michele Fresi

L’udienza per l’omicidio ad Arzachena di Giovanni Fresi.

Si è aperta a Sassari la prima udienza del processo d’appello per l’omicidio di Giovanni Fresi ad Arzachena, l’orafo ucciso dal figlio nel 2023. Imputato Michele Fresi, oggi 29enne, condannato all’ergastolo per il parricidio, avvenuto nel centro del paese gallurese, a colpi di mazza nel mese di dicembre, pochi giorni dopo Natale. Durante l’udienza alla quale ha presenziato anche l’imputato, la difesa guidata dall’avvocato Luca Cianferoni ha mirato a evitare la conferma del massimo della pena riproponendo la tesi dell’infermità mentale.

Richiesta di sconto.

Questa tesi era già respinta in primo grado, ma la difesa l’ha riproposta sostenendo anche che il suo assistito abbia tenuto un buon comportamento in carcere. La corte d’assise d’appello, alla presenza dei legali di parte civile Giampaolo Murrighile, Jacopo Merlini, Fabiano Baldinu, Valentina Gobbi e Massimo Schirò, si pronuncerà su queste istanze nella prossima udienza fissata per il 14 dicembre.

La condanna.

Il procedimento di primo grado si era concluso lo scorso ottobre con una condanna all’ergastolo e a un anno di isolamento diurno, superando persino i 30 anni di reclusione sollecitati dall’accusa. La tragica vicenda risale alla notte tra il 27 e il 28 dicembre 2023 quando Fresi, in preda ad allucinazioni provocate dall’assunzione di cocaina e acidi, colpì mortalmente il padre alla testa con una mazza di legno e aggredì sia un’amica sia due carabinieri intervenuti sul posto. Il ragazzo omicida aveva raccontato di non aver riconosciuto né il padre né le altre persone che l’imputato aveva colpito con una mazza causandogli gravi lesioni.

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