Omicidio Cinzia Pinna, Ragnedda rinviato a giudizio: rischia l’ergastolo

Cinzia Pinna ed Emanuele Ragnedda

L’omicidio di Cinzia Pinna.

È stato rinviato a giudizio Emanuele Ragnedda, accusato reo confesso dell’omicidio di Cinzia Pinna a colpi di pistola quasi un anno fa. Il gip del tribunale di Tempio, Federica Distefano, ha respinto tutte le richieste della difesa per il 42enne imprenditore arzachenese che nella notte tra l’11 e 12 settembre ha freddato la 33enne di Castelsardo che si trovava sdraiata sul divano della tenuta Conca Entosa quando l’uomo l’ha colpita.

Ragnedda rischia l’ergastolo.

L’uomo non andrà a processo con rito abbreviato, dunque Ragnedda rischia di essere punito con l’ergastolo. Questa esclusione si deve alla Legge 12 aprile 2019, n. 33, un provvedimento normativo che ha modificato il codice di procedura penale introducendo il divieto assoluto di accedere al rito abbreviato per tutti i reati puniti con l’ergastolo.

A Emanuele Ragnedda vengono infatti contestate aggravanti specifiche come i motivi abietti e la crudeltà, che innalzano la pena massima per l’omicidio a quella del carcere a vita. Gli avvocati hanno tentato di contestare queste aggravanti proprio per eliminare l’ostacolo dell’ergastolo e ottenere così lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito speciale, ma la decisione del tribunale ha confermato che la solidità dell’impianto accusatorio impone il passaggio attraverso il processo ordinario davanti alla Corte d’Assise.

L’omicidio di Cinzia Pinna e il processo.

Cinzia Pinna, la trentatreenne di Castelsardo fu uccisa con tre colpi di pistola al volto nella notte tra l’11 e il 12 settembre nella tenuta di Conca Entosa, a Palau. L’uomo, in carcere a Bancali dal giorno della sua confessione avvenuta il 24 settembre 2025, affronterà il processo in corte d’assise a Sassari, con la prima udienza fissata per il prossimo 10 novembre. Oltre all’omicidio volontario, aggravato da motivi abietti e crudeltà, Ragnedda dovrà rispondere dei reati di occultamento di cadavere, cessione di cocaina e calunnia ai danni di un amico, Luca Franciosi, che era stato falsamente accusato di averlo aiutato a nascondere il corpo della vittima.

La decisione.

La decisione è arrivata al termine di una lunga udienza incentrata sulle aggravanti contestate dalla pm Noemi Mancini, secondo la quale l’imputato avrebbe agito per sopraffare la donna approfittando del suo stato di inferiorità dovuto all’assunzione di alcol e droga. Al contrario, i difensori dell’imprenditore, gli avvocati Luca Montella e Gabriele Satta, supportati dalle consulenze balistiche e medico-legali di Dario Redaelli ed Ernesto D’Aloja, hanno sostenuto la tesi della reazione a un’aggressione con un coltello da parte della vittima. I legali avevano richiesto l’ammissione al rito abbreviato e una misura cautelare meno restrittiva, istanze che il giudice ha rigettato. Nel procedimento si sono costituiti parte civile i familiari di Cinzia Pinna, assistiti dagli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu, e lo stesso Luca Franciosi, difeso da Nicoletta e Maurizio Mani.

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