La seconda udienza del femminicidio di Cinzia Pinna.
Emanuele Ragnedda avrebbe reagito con la precisa volontà di cancellare e annientare Cinzia Pinna. Lo ha dichiarato il pubblico ministero Noemi Mancini, su quel delitto che sconvolse la Sardegna intera e che avvenne la notte tra il 12 e il 13 settembre 2025 nella tenuta dell’assassino reo confesso a Conca Entosa, nel comune di Palau. L’imprenditore di Arzachena ha colpito infatti la 33enne di Castelsardo con tre spari al volto non lanciandole scampo. Poi ha occultato il cadavere nei suoi terreni.
La seconda udienza.
Questa ricostruzione è stata fatta nella giornata di oggi, 17 luglio, durante la seconda udienza davanti alla gup Federica Di Stefano del tribunale di Tempio Pausania. L’accusa ha chiesto il rinvio a giudizio per l’uomo, presente in aula, che continua a contestare la legittima difesa. I reati contestati a Ragnedda sono omicidio volontario con le aggravanti della crudeltà, dei motivi abbietti e delle sevizie, oltre a occultamento di cadavere, calunnia e cessione di cocaina. La pm ha ripercorso le tappe delle indagini, avviate dopo il ritrovamento del corpo della donna, avvenuto dodici giorni dopo il delitto all’interno della tenuta dell’imprenditore a Concaentosa, nelle campagne tra Palau e Arzachena.
Famigliari parte civile.
Nel frattempo, i familiari della vittima si sono costituiti parte civile assistiti dagli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu. Si è costituito come parte civile anche Luca Franciosi, ritenuto vittima di calunnia da parte dell’imputato, difeso dai legali Nicoletta e Maurizio Mani. Nel corso della prima udienza la gup aveva già respinto la richiesta di giustizia riparativa avanzata dai difensori di Ragnedda, Luca Montella e Gabriele Satta. Spetta ora alla giudice valutare la sussistenza delle aggravanti per stabilire il percorso processuale. Se disporre il rinvio a giudizio tramite rito ordinario davanti alla Corte d’assise di Sassari, oppure se accogliere la richiesta della difesa di procedere con il rito abbreviato direttamente a Tempio Pausania.
Cinzia Pinna e le altre.
In Sardegna i femminicidi continuano a essere molto numerosi posizionando la regione tra i primi posti tra quelle italiane per numero di delitti di donne. Il femminicidio, come stabilisce la nuova legge entrata in vigore a fine 2025, è qualsiasi omicidio compiuto da un uomo su una donna che ha come movente il controllo, il possesso, la prevaricazione e l’odio.
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Il caso di Cinzia Pinna rientra a pieno titolo nel movente di femminicidio, stando alla ricostruzione fatta dal pubblico ministero, anche se il delitto è avvenuto prima dell’entrata in vigore della legge n. 181/2025. Al centro del femminicidio è stata infatti la volontà di annientare e cancellare la vittima, colpendola in pieno volto. Il delitto ricorda infatti quello di Zoe Trinchero, uccisa di botte dall’amico per un rifiuto, riconosciuto come femminicidio secondo la nuova normativa. I femminicidi continuano ad essere prevalenti in Italia, anche con le nuove leggi. Nel 2026 sono 38 gli omicidi con vittime donne e almeno 20 casi sono femminicidi in piena regola. L’ultimo delitto è quello di Tania Sperindio, uccisa dal marito in provincia di Rimini, perché non accettava la fine della loro relazione. La 63enne è stata privata della sua vita a soli 6 giorni di distanza dal femminicidio di Luigia Fortunato a Loreto, uccisa anche lei dal suo ex partner da cui si era recentemente separata. Un tentato femminicidio è avvenuto in Sardegna pochi giorni fa.
