I negozi nei comuni della Gallura continuano a chiudere: “Servono incentivi”

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Le soluzioni contro lo spopolamento dei negozi.

Se nelle cittadine più grandi il settore del commercio è in crisi, è nei centri minori, sotto i 5mila abitanti, che la situazione è più drammatica. Nei paesi della Gallura molti negozi sono ancora le vecchie botteghe di una volta, spesso concentrate nel centro storico.

Le stesse che, purtroppo, stanno chiudendo, con l’aumento di serrande chiuse e residenti costretti a rivolgersi a centri vicini per acquistare beni. In questi giorni a Calangianus si è diffusa la notizia della chiusura di un altro piccolo negozio. Il paese della Gallura, vicino a Tempio, è uno dei centri che più soffre dal punto di vista delle piccole attività, spesso a conduzione famigliare e presenti da molti anni in paese.

In tutto nel paese sono rimasti 12 negozi, molti dei quali storici, e 8 bar. Negli ultimi anni ha chiuso l’unico ristorante della cittadina e altre storiche attività e qualche negozio apre nelle difficoltà. “Le attività a Calangianus sono in decrescita, come il numero degli abitanti, ormai sotto i 4mila, perché molti si sono trasferiti altrove. – ha detto l’assessore ai Lavori Pubblici, Claudio Bellu -. Nel paese non c’è nemmeno un ristorante e le attività storiche, che sono botteghe di una volta, cercano di sopravvivere”.

Cosa fare contro la moria del settore commerciale?

Ogni paese della Gallura vive le sue problematiche, che sono diverse. Il presidente di Confcommercio Arzachena, Alessandro Carta, sulla situazione della cittadina gallurese di quasi 14mila abitanti, aveva individuato una soluzione. “C’è molta fatica perché manca una regia che faccia da collante – dice – Per questo motivo noi presto apriremo una sede. C’è necessità di ripartire e creare un piano condiviso di rinascita, riunendo associati, per ricreare servizi di qualità e attrattivi”.

L’assessore ai Lavori Pubblici di Calangianus come soluzione alla morìa di negozi a Calangianus, come nei centri vicini, mette in luce la risoluzione dei problemi viari. “Il problema del territorio è legato alla situazione dei trasporti – dichiara Bellu -. Per questo motivo molte attività sono chiuse e non si investe nel paese. La strada per arrivare nel centro urbano non è accessibile e ha allungato il percorso parecchio, oltre ad essere pericolosa. Per questo motivo le attività a Calangianus, come il numero dei residenti sono molto meno rispetto a una decina di anni fa, quando la strada di Monte Pino esisteva”.

Incentivare il commercio locale.

In Gallura le attività continuano a chiudere e le cause sono da risiedere, secondo Confcommercio, alla pandemia, ma anche allo sviluppo degli e-commerce. “Per quanto riguarda il settore nel territorio, soprattutto Olbia abbiamo un cauto ottimismo – dichiara Edoardo Oggianu, presidente Confcommercio Olbia -, perché la città sta diventando sempre più frequentata nei mesi estivi. Purtroppo molte attività in Gallura chiudono, ma non possiamo puntare il dito contro i commercianti, perché spesso si fa fatica a trovare il personale o a mantenere l’attività aperta durante l’inverno. Poi è evidente la crisi del retail a causa delle tante piattaforme digitali e dei centri commerciali, in sfavore dei piccoli commercianti del centro”.

Secondo Confcommercio Olbia è molto importante, come soluzione per contrastare la moria di attività commercianti nei centri storici della Gallura, venire incontro ai commercianti. “Oggi ad Arzachena c’è stato il Talent Day all’alberghiero Arzachena – aggiunge Oggianu -, che abbiamo organizzato con Fipe proprio per far incontrare domanda e offerta. Purtroppo i locali, che spesso necessitano di personale, fanno fatica a trovarlo e per poter lavorare è importante avere personale e anche qualificato. Per quanto riguarda tutti i commercianti abbiamo delle iniziative che faremo comune per comune. Andremo a parlare con i gestori delle attività per sentire le loro esigenze e valorizzare i centri storici, collaborando con le amministrazioni comunali, dove faremo da catalizzatore. Sarebbe molto importante che i Comuni incentivino le attività che decidono di restare aperte e non penalizzare chi chiude”.

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