Paoluccio Masala, il talento e l’ironia nel ricordo di Maria Pintore

Maria Pintore ricorda Paoluccio Masala

A Olbia e in tutta l’isola la musica perde una delle sue figure più significative: se ne va Paolo Masala, per gli amici “Paoluccio”. Musicista, talent scout, organizzatore e scopritore di artisti. Fu lui a lanciare i Collage, portandoli fino al successo del Festival di Sanremo.

Tra i tanti che oggi lo ricordano, c’è Maria Pintore, che con Masala ha condiviso dieci anni di amicizia e lavoro. «L’ho conosciuto quasi per caso, durante alcune audizioni del Cantabimbo negli studi di Radio Internazionale Costa Smeralda», racconta. «Non sapevo esattamente chi fosse. Mi dissero che era un musicista e un talent scout. Poi ho capito».

Da quel primo incontro nasce un rapporto che va oltre la collaborazione. Pintore descrive un uomo «con grinta da vendere, curioso, capace di ascoltare davvero». Poche parole, ma sempre precise. «In quel momento è nata la mia amicizia con Paoluccio”. Nonostante la differenza d’età, il legame si consolida rapidamente. «Eravamo lontani anagraficamente, ma molto simili: determinati, appassionati, attenti osservatori».

È proprio lei a coinvolgerlo in una nuova sfida: la radio. Masala accetta, ma con una frase che oggi suona quasi sorprendente: «Non so se sarò in grado». Aveva già ottant’anni. Nasce così “Ribalta Musicale”, un programma costruito a sua immagine: diretto, rigoroso, senza compromessi. «Quasi cento ospiti, tutti in diretta, che non solo parlavano ma suonavano dal vivo sotto il suo sguardo attento». Un format che porta il suo segno distintivo: autenticità e giudizio sincero.

«Facevo fatica a stargli dietro», racconta Pintore. «Pensavo si stancasse. Invece aveva ancora un’energia incredibile». E non si ferma. Decide di raddoppiare con “I Numero Uno”, ampliando lo sguardo oltre la musica: filosofi, scrittori, poeti, politici. «Si preparava in modo maniacale: andava in biblioteca, leggeva tutti i libri degli ospiti. Si confondeva tra gli studenti». Solo dopo cinquanta puntate arriva la decisione di fermarsi. «Un giorno mi disse: “Ho scommesso con me stesso, e credo di avere vinto”». Aveva vinto davvero.

Nel ricordo di Maria Pintore resta soprattutto la dimensione umana. «Era divertente, sarcastico, ironico. Non graziava nessuno. Era sempre sincero». E poi la quotidianità condivisa: «le chiacchiere davanti al caffè, le giurie, le telefonate, i consigli». Frammenti di una relazione che va oltre il lavoro. «Mi mancherà», dice. «Avere avuto la sua stima è stato un privilegio».

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