Caos per la carenza di pellet in Gallura tra code, tensioni, esposti e rincari

In Gallura aumentano i problemi col pellet

I problemi col pellet stanno degenerando in Gallura, tra code, tensioni e la protesta formale dei consumatori. Quella che doveva essere una normale giornata di acquisti si è trasformata nei giorni scorsi, in uno spettacolo che sembra essere uscito da una commedia tragico-comica; tra il grottesco ed il drammatico, si è consumato un episodio che solleva interrogativi sul commercio del combustibile per il riscaldamento, nella fattispecie, il pellet. La cronaca di questi giorni riferisce dell’ennesimo episodio di “follia” presso alcuni rivenditori della zona di Tempio Pausania. Il problema sembra non essere più solo economico, ma investe direttamente il senso civico e la tenuta della buona convivenza civile.

La carenza di questo, ormai prezioso, prodotto ha innescato una vera e propria caccia che si potrebbe definire “corsa all’oro bianco”: Ogni volta nei punti vendita ancora riforniti, si verificano momenti di forte tensione: file interminabili, parcheggi selvaggi e scontri verbali tra gli acquirenti sono ormai diventati la norma. Chi ha avuto la sfortuna di trovarsi nel bel mezzo di un acquisto di questo tipo, racconta di scene surreali che vanno oltre il limite della comune decenza. Le persone litigano per contendersi gli ultimi sacchi disponibili creando disagio tra gli altri avventori e mettendo a dura prova la pazienza del personale addetto alla vendita.

La corsa al pellet e i prezzi in Gallura

Purtroppo il fenomeno non appare circoscritto alla sola zona di Tempio Pausania; analoghi episodi si sono registrati sia ad Olbia che ad Arzachena. Il problema del caro pellet conferma una emergenza che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta la Gallura.
Ciò che preoccupa maggiormente i consumatori non è solo la penuria del pellet ma, soprattutto, il vertiginoso aumento dei costi. Il prezzo ha raggiunto la soglia degli 8,30 euro per un sacco da 15 chili. Per una famiglia normale ciò si traduce in una spesa mensile che supera i 250 euro al mese. Il semplice diritto di poter disporre di una fonte di riscaldamento diventa, a questo punto, un lusso che pochi si possono permettere.
In questo contesto il sospetto di molti cittadini si fa sempre più concreto. La domanda che molti si pongono è se la gestione del pellet, in termini di approvvigionamento e costi, sia una strategia commerciale finalizzata a speculare su una necessità ormai diventata primaria per la popolazione o se sia, effettivamente, legata ai costi di produzione alla fonte. Il sospetto è lecito.

Esposti Adicosum

“Stiamo seguendo da vicino la vicenda e spesso sentiamo ripetere le solite giustificazioni di mercato: il freddo intenso che aumenta la domanda di combustibile o il conflitto in Ucraina. Che storicamente è uno dei principali fornitori di legname per il pellet – denuncia Giorgio Vargiu, presidente Adiconsum Sardegna -. Tuttavia, la realtà è ben diversa. La verità è che gli operatori di mercato sfruttano ogni pretesto utile per alimentare la speculazione. Lo abbiamo visto chiaramente con l’impennata dei prezzi all’inizio dell’invasione russa e continuiamo a vederlo ogni volta che si presenta una variabile climatica, sanitaria o geopolitica. Queste non sono vere cause, ma scuse utilizzate per raggiungere un unico obiettivo, ovvero massimizzare il profitto a scapito dei consumatori.”

Adiconsum Sardegna è passata all’azione con una serie di iniziative legali. La tutela posta in essere da Adiconsum si sostanzia nella presentazione di un esposto alle tutte le Procure della Sardegna, da Cagliari a Tempio Pausania. Con l’esposto si chiede di verificare se nei fatti in esso rappresentati siano ravvisabili estremi di reato. Nello specifico il reato di manovre speculative su merci. In ipotesi, non si tratterebbe, quindi, di una semplice contravvenzione ma di un delitto, previsto e punito con la reclusione e la multa.
L’esposto, inoltre, sollecita l’intervento dell’Antitrust affinché accerti la possibile esistenza di intese da parte degli operatori del settore volte a condizionare la libertà di concorrenza o il ricorso a eventuali pratiche commerciali scorrette.
Parallelamente, è stato chiesto a Mister Prezzi di attivare un monitoraggio urgente per verificare l’andamento dei listini in tutta la regione.
Con questo intervento, l’associazione vuole richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità. L’obiettivo è agire con fermezza per impedire che una necessità primaria come il riscaldamento domestico si trasformi in un indebito arricchimento a danno dei cittadini.

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