Il caso della presunta aggressione omofoba a Porto Istana a Olbia.
Un video riapre il caso della rissa avvenuta nei giorni scorsi a Porto Istana, nel territorio di Olbia, dopo la denuncia dell’influencer Angelo Ratti, che aveva raccontato di essere stato vittima, insieme ad alcuni amici, di un’aggressione a sfondo omofobo. Le immagini, rilanciate dal giornalista televisivo Salvo Sottile dopo essere state ricevute da alcuni turisti presenti all’evento organizzato nei pressi del Kando Beach, mostrano una fase della colluttazione e introducono nuovi elementi rispetto alla ricostruzione inizialmente circolata. Il filmato, tuttavia, non documenterebbe l’intera sequenza degli avvenimenti e dovrà essere valutato insieme agli altri elementi raccolti dagli investigatori.
Il locale difende la propria posizione ed esclude la matrice omofoba.
Il Kando Beach, nel frattempo, ha affidato la propria posizione ai legali con l’obiettivo di tutelare l’immagine della struttura e ribadire l’estraneità ai fatti. Secondo quanto riferito dai gestori, l’episodio sarebbe nato da una discussione avvenuta all’interno dei bagni. Al centro della vicenda ci sarebbe anche un insulto omofobo. Un minorenne, secondo la versione riferita dal locale, avrebbe rivolto a Ratti la parola “finocchio” dopo che l’influencer era entrato nella toilette. L’episodio viene quindi riconosciuto dai gestori, ma la loro ricostruzione contesta che quanto accaduto successivamente possa essere qualificato, sulla base delle sole immagini diffuse, come un pestaggio organizzato ai danni di Ratti e dei suoi amici per motivi legati all’orientamento sessuale.
Dall’analisi del video si esclude l’aggressione di natura omofoba a Porto Istana.
Il video mostra infatti una situazione concitata nella quale i componenti dei due gruppi vengono coinvolti in uno scontro fisico. Nella parte conclusiva della registrazione, una persona indicata dai responsabili del Kando Beach come un dipendente della struttura interviene mentre uno degli amici di Ratti impugna una sedia, cercando di impedirgli di utilizzarla durante la colluttazione. È lo stesso Sottile, nell’analizzare pubblicamente le immagini, a sottolineare come nel filmato siano visibili componenti dei due gruppi mentre arrivano al contatto fisico. Un elemento che, secondo la posizione del locale, contribuisce a delineare uno scenario differente rispetto a quello di un’aggressione unilaterale e omofoba.
Resta aperto il fronte giudiziario.
Resta dunque un punto centrale della vicenda: l’insulto omofobo riferito anche dalla stessa struttura. Sarà necessario stabilire se quell’episodio abbia rappresentato l’origine di un’aggressione motivata dall’odio omofobo oppure se, dopo la provocazione e la discussione, la situazione sia degenerata in una rissa tra due gruppi. Il Kando Beach respinge nel frattempo qualsiasi accusa di omofobia e sottolinea come la struttura sia frequentata da anni anche da coppie e gruppi di persone gay, senza che siano stati segnalati episodi analoghi. Una posizione che i gestori intendono sostenere anche sul piano legale, alla luce dell’attenzione suscitata dalla vicenda. Sul caso resta inoltre aperto il fronte giudiziario. Tra Ratti e la persona intervenuta durante la rissa, che avrebbe riportato una frattura alle vertebre, si profila infatti un confronto nelle sedi competenti.
