Salvamento, ANAB e Olbia rispondono.
La Sezione di Olbia della Società Nazionale di Salvamento, con il pieno sostegno di ANAB, denuncia con forza la campagna di disinformazione che sta destabilizzando il settore a Olbia. Nonostante i tentativi di strumentalizzare il Decreto 85/2024 per favorire un esodo di tesserati, l’ente ribadisce la propria piena legittimità operativa, forte dell’autorizzazione del Comando generale delle Capitanerie di Porto e delle tutele giurisprudenziali del TAR del Lazio.
Le polemiche.
Il cuore della protesta risiede nel rifiuto di una visione “sportiva” del soccorso. Per la SNS di Olbia e ANAB, l’assistente bagnanti non è un semplice atleta da cronometrare, ma un professionista della sicurezza che deve padroneggiare l’arte marinaresca, la lettura delle correnti e la prevenzione operativa. In un’Italia che registra ancora 600 decessi per annegamento all’anno, la priorità deve restare la competenza tecnica sul campo, non la spartizione burocratica delle tessere o il primato della prestazione agonistica in piscina.
L’Associazione Nazionale Assistenti Bagnanti prende una posizione netta e ferma: non è più tollerabile che il destino del salvamento italiano sia dettato da logiche agonistiche totalmente scollate dalla realtà del mare e della prevenzione operativa. In un panorama normativo segnato da una profonda incertezza — alimentata da interpretazioni che ANAB definisce “strumentali” del Decreto 85/2024 — l’associazione scende in campo con determinazione a supporto della Società Nazionale di Salvamento (SNS) e della FISA.
La professionalità oltre il cronometro.
”Siamo stati chiari: il salvamento non è sport, è professione di sicurezza. Il protocollo sui tempi da rispettare, che sembra strizzare l’occhio a logiche puramente agonistiche (spesso riconducibili a visioni limitate al contesto federale), ignora la complessità del lavoro “sul campo”. Un soccorritore non deve solo “nuotare veloce”. Deve saper leggere le correnti. Deve conoscere l’arte marinaresca e i nodi. Deve gestire l’ordinanza balneare e fare prevenzione attiva”.
”Ridurre la formazione a una prestazione atletica significa svuotare di significato il ruolo dell’assistente bagnanti. Un atleta vince una medaglia; un soccorritore salva una vita grazie alla competenza tecnica, non solo alla potenza dei bicipiti. Basta disinformazione: la legge parla chiaro Nonostante i tentativi di generare un esodo di tesserati verso un unico ente, ribadiamo che la formazione erogata da SNS e FISA è pienamente legittima, come confermato dal TAR del Lazio. Chi diffonde notizie contrarie non solo commette un illecito informativo, ma destabilizza un intero settore che già soffre per la carenza di personale”.
“Prevenire è meglio che intervenire: un principio che le logiche di potere sembrano aver dimenticato.“
La posizione di ANAB
”Come associazione di categoria, ANAB non ritiene opportuno il protocollo sui tempi e sui requisiti puramente sportivi. Il soccorso acquatico è una disciplina multidisciplinare. Chiediamo: Rispetto per la Storia: Enti come SNS e FISA hanno formato generazioni di professionisti e non possono essere messi all’angolo da tecnicismi burocratici o “tempi da vasca“.
”Unità del Settore: In un’Italia che conta ancora oltre 600 morti per annegamento all’anno, la priorità deve essere la qualità formativa, non la spartizione delle tessere. Tutela dei Lavoratori: Gli assistenti bagnanti sono professionisti della sicurezza e meritano una formazione che li prepari alla complessità del mare, non a una finale regionale di nuoto”.
”ANAB vigilerà con attenzione affinché la professionalità dei propri associati non venga calpestata. Siamo al fianco di chi, con serietà e senza logiche di bandiera, mette la vita umana al primo posto. Il Mare non è una piscina. Il Soccorso non è un gioco”.
