Scontrino da 532 euro a Porto Cervo, ma il caffè a 10 euro fa discutere

scontrino porto cervoLo screen dalla pagina Braciamiancora

Polemiche su uno scontrino salato a Porto Cervo.

Uno scontrino salato a Porto Cervo ha scatenato i social. Nelle scorse ore la nota community enogastronomica ”Braciamiancora” ha pubblicato un conto da 532 euro spesi in un noto ristorante della Costa Smeralda che propone piatti a base di pesce e sushi. Ma a scatenare la pagina è la lamentela sul prezzo del caffè: ben 10 euro per ogni singola tazzina. Prezzi che in molti ristoranti del borgo arzachenese sono normalissimi, in quanto è ormai noto da anni che a Porto Cervo si spende, specie se si tratta di locali esclusivi.

Tuttavia questo dettaglio ha scatenato una valanga di commenti su chi critica il conto salato e su chi invita l’acquirente a restare a casa. Con un post Braciamiancora, mostra nel dettaglio una serie di consumazioni che spaziano dalla cucina fusion a semplici bevande. A colpire maggiormente l’attenzione degli utenti, tuttavia, non sono state le portate principali a base di pregiato pesce, come l’astice arrostito da centoventicinque euro o i maki speciali, bensì i costi legati ai beni di consumo quotidiano e ai servizi di base.

Coperti e caffè salati.

Tra le voci che hanno destato maggiore scalpore spiccano infatti le bottiglie d’acqua minerale, tariffate a dodici euro ciascuna, e il costo del coperto, fissato a quindici euro a persona. A coronare la serata, un singolo caffè espresso ha raggiunto la cifra di dieci euro, diventando immediatamente il simbolo della polemica sul web e sollevando centinaia di commenti tra l’indignazione per i rincari e la rassegnazione di chi considera tali tariffe lo scotto inevitabile per frequentare le mete più esclusive del pianeta. Il post recita “L’estate in Sardegna in una foto”, ma c’è chi non ci sta. “Porto Cervo non è la Sardegna”, ricordano i sardi più orgogliosi alla pagina social.

Il dibattito sullo scontrino di Porto Cervo.

Dall’altro lato del dibattito, molti osservatori e professionisti del settore difendono la libertà di posizionamento dei prezzi da parte dei locali di lusso. Secondo questa prospettiva, cenare in una delle cornici più prestigiose della Costa Smeralda non significa soltanto pagare la materia prima, ma anche acquistare un’esperienza d’élite, il servizio di personale altamente qualificato, una location impareggiabile e la sicurezza di uno standard internazionale. I prezzi, del resto, sono indicati chiaramente sui menu all’ingresso, lasciando ai clienti la piena consapevolezza e libertà di scelta prima di accomodarsi al tavolo.

La vicenda riapre una riflessione più ampia sulla sostenibilità del modello turistico italiano in un momento di forte inflazione globale. Se da una parte il turismo di fascia alta rappresenta un volano economico fondamentale per molte regioni, dall’altra cresce il timore che l’eccessivo rialzo dei prezzi possa allontanare la clientela locale o compromettere l’immagine di accoglienza del Paese nel lungo periodo, trasformando la discussione estiva in un cruciale nodo strategico per il futuro del settore.

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