Sicurezza a Olbia: cittadini in piazza tra preoccupazione e voglia di riscatto

Sicurezza olbia

La manifestazione per la sicurezza a Olbia.

Olbia: legalità, sicurezza e rispetto. Sono le parole che hanno riempito l’area compresa tra via Vittorio Veneto e via Fiume d’Italia durante la manifestazione che oggi, 11 settembre. La protesta ha riunito circa 300 persone. Residenti, commercianti, famiglie e cittadini arrivati anche da altre zone di Olbia si sono ritrovati con le bandiere tricolori e quelle dei Quattro Mori, in un appuntamento annunciato nei giorni scorsi e organizzato per chiedere maggiore attenzione sul tema della sicurezza.

La protesta.

Una presenza imponente anche delle forze dell’ordine ha accompagnato la manifestazione, con un importante dispiegamento di Polizia e Carabinieri a presidiare la zona. Una piazza che ha voluto mandare un messaggio preciso: la richiesta di sicurezza a Olbia non deve essere interpretata come una richiesta di scontro, ma come la volontà dei cittadini di tornare a vivere la propria città senza paura. Dalla piazza e tra la gente si è parlato soprattutto di legalità, ribadendo più volte il carattere pacifico dell’iniziativa. “Non siamo qui contro qualcuno”, è stato il senso degli interventi, ma per chiedere che vengano riconosciuti i diritti dei cittadini, a partire da quello alla sicurezza.

Un tema che arriva a poche ore dalle parole pronunciate ieri dal sindaco Settimo Nizzi durante la conferenza stampa dedicata proprio alla situazione dell’ordine pubblico in città. Nizzi aveva ribadito che Olbia non può essere descritta come una città in balia della criminalità e aveva escluso l’ipotesi di ronde o di iniziative di giustizia fai da te, annunciando invece la volontà dell’amministrazione di istituire un nucleo speciale della Polizia locale, formato da personale già esperto, con il compito di rafforzare i controlli e affiancare le altre forze dell’ordine.

La piazza di oggi, pur nel rispetto delle istituzioni e delle forze dell’ordine, ha però fatto capire che la preoccupazione dei cittadini è forte. Il riferimento agli ultimi episodi di violenza è stato inevitabile, in particolare all’aggressione avvenuta nei giorni scorsi all’interno di un ristorante della zona, dove quattro persone sono rimaste ferite dopo essere intervenute per difendere la titolare minacciata con un coltello. Un episodio che ha profondamente scosso la città.

“Non deve finire con qualche fotografia sui social”

Tra gli interventi, il timore più volte espresso è che la manifestazione possa esaurirsi nell’arco di una serata. Il messaggio rivolto ai cittadini e alle istituzioni è stato quindi quello di trasformare questa partecipazione in un percorso più ampio. L’auspicio è che quanto accaduto oggi non si traduca semplicemente in “qualche fotografia sui social e poi tutti a casa”, ma possa rappresentare l’inizio di qualcosa di più grande, capace di coinvolgere l’intera città. Cittadini, associazioni e istituzioni sono stati chiamati a collaborare per costruire un percorso comune, senza divisioni e senza violenza.

Dalla piazza è arrivato anche un grido che ha raccolto lunghi applausi: “Olbia è nostra e ci appartiene”. Una frase che racchiude il sentimento di molti dei presenti, convinti che il primo passo per contrastare il degrado sia proprio quello di tornare a vivere gli spazi della propria città, senza lasciarli vuoti e senza rassegnarsi alla paura. “Oggi non siamo qui per fare propaganda politica”, è stato ribadito durante gli interventi. Il tema della sicurezza, è stato sottolineato, deve andare oltre gli schieramenti politici: “Non dobbiamo cedere neppure di un millimetro”, perché non può diventare normale uscire di casa e avere paura per la propria incolumità.

Il tema della certezza della pena

Dalla piazza è arrivata anche una richiesta molto netta sul tema della giustizia e della certezza della pena. “La pena va scontata tutta”, è stato detto, accompagnando il concetto con una considerazione altrettanto forte: se chi delinque non viene punito, continuerà a farlo. Parole che si inseriscono nel clima di preoccupazione cresciuto nelle ultime settimane e che si sommano alle richieste già avanzate dai residenti del quartiere di San Simplicio, da tempo alle prese con segnalazioni di degrado, episodi di criminalità e problemi legati alla vivibilità del quartiere.

Ma oggi il messaggio della piazza è andato oltre i confini di San Simplicio. L’invito è stato infatti quello di “riappropriarsi della propria città”, non attraverso la contrapposizione o la paura, ma attraverso la presenza, la partecipazione e il rispetto delle regole.

Tra gli interventi anche quello di Marco Piro, esponente di Fratelli d’Italia, che ha scelto di parlare non nella sua veste politica, ma in quella di padre e cittadino. Piro ha espresso la propria vicinanza alle persone coinvolte nella violenta aggressione avvenuta nel ristorante della zona, ricordando in particolare i lavoratori che si sono trovati coinvolti nell’episodio.

Piro ha espresso il suo rammarico per le polemiche che hanno preceduto la manifestazione e per i dubbi espressi da alcune persone sull’opportunità di partecipare. Il riferimento è stato anche ai tanti giovani che frequentano i locali della zona. “In questa attività ci vanno i nostri figli, ci va mia figlia”, ha ricordato Piro, sottolineando come le immagini di quella sera siano destinate a rimanere nella memoria di chi le ha viste.

Una piazza che vuole contare

La manifestazione si è così trasformata in un momento di confronto molto più ampio rispetto alla semplice protesta contro il degrado. Da una parte la richiesta alle istituzioni di garantire maggiore sicurezza, dall’altra la volontà dei cittadini di tornare protagonisti della vita della città.

Ed è proprio questo il messaggio che sembra emergere dalla piazza di San Simplicio: non delegare tutto alle istituzioni, ma nemmeno sostituirsi ad esse. Collaborare, segnalare, partecipare e pretendere risposte.

Ieri Nizzi ha parlato della necessità di mantenere Olbia nell’ambito della legalità, annunciando nuovi strumenti per rafforzare i controlli e ribadendo il no alle ronde. Oggi centinaia di cittadini hanno risposto riempiendo una piazza e chiedendo, a loro volta, che quella legalità venga garantita concretamente.

Il grido finale, “Olbia è nostra e ci appartiene”, non è stato soltanto uno slogan. Per chi era presente, è stato soprattutto l’invito a non disamorarsi della propria città, a non lasciare che il degrado prenda il sopravvento e a tornare a occupare pacificamente quegli spazi che appartengono a tutti.

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