Truffa del chiosco a La Maddalena, indagato un ex assessore

Truffa del chiosco nella spiaggia di Cardellino a La Maddalena.

Sono Claudio Tollis, ex assessore comunale di La Maddalena, e il nipote Alessio Brunetti i due indagati per una presunta truffa su un chiosco fantasma, entrambi accusati di incassare indebitamente fondi pubblici destinati al turismo maddalenino. L’indagine condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Sassari che ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo per circa 94.000 euro.

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Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Tempio su richiesta della Procura Europea, ha colpito beni mobili e immobili dei due indagati. La difesa ha già presentato ricorso al tribunale del riesame contro la misura cautelare senza rilasciare ulteriori dichiarazioni. Le accuse riguardano i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato, malversazione e indebita percezione di erogazioni pubbliche, sia nazionali che europee, nell’ambito di un’operazione finanziaria legata a una società con sede a La Maddalena.

Al centro degli accertamenti delle Fiamme Gialle vi è l’iter che ha permesso l’ottenimento di finanziamenti garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti e dal Fondo PMI, oltre ad aiuti a fondo perduto, per un totale complessivo di 171.000 euro destinati alla costruzione di un chiosco sulla spiaggia del Cardellino.

Secondo la ricostruzione, Tollis avrebbe agito come amministratore della società, intestandola al nipote Brunetti, che ne risultava il rappresentante legale. Con bonifici giustificati da falsi rapporti commerciali, le somme erogate sarebbero state riversate da Brunetti allo zio. Secondo le accuse c’è anche una fittizia rappresentazione della società, supportata da documenti fiscali falsi e dalla presentazione di una polizza fideiussoria contraffatta. Questi elementi avrebbero indotto in errore la Regione e il Comune per ottenere le autorizzazioni necessarie.

Nonostante l’erogazione dei fondi pubblici, il chiosco non è mai stato realizzato. Tuttavia, la struttura inesistente è stata oggetto di una vendita online. Questo fatto ha confermato per l’autorità giudiziaria europea l’inesistenza dell’attività, portando al blocco dei capitali e dei beni degli indagati.

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