Lo studio dell’Università di Sassari mette in evidenza le criticità del settore nautico.
In Sardegna ci sono oltre 3500 aziende del settore della nautica da diporto, con un giro di affari da 15 milioni di euro. Tuttavia, c’è una carenza di collegamenti con le aree interne, un deficit infrastrutturale che impedisce lo sviluppo di una filiera economica che coinvolga anche i territori interni.
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Lo svela un’indagine condotta dall‘Università di Sassari, in collaborazione con Federagenti, le Capitanerie di porto di Olbia e Cagliari e finanziata dalla Regione Sardegna. Il report ha analizzato il sistema del turismo nautico nell’isola, evidenziando numeri e proposte progettuali.
Lo studio ha esaminato più di 100 strutture portuali, con particolare attenzione alle marine in grado di ospitare yacht di 25 metri o più. La ricerca propone anche un’architettura di rete basata su tecnologie innovative come la blockchain, pensata per connettere produttori locali di agroalimentare e artigianato, fornitori di servizi turistici e gli operatori dello yachting. L’obiettivo è creare una piattaforma digitale che integri servizi marittimi e terrestri.
Nel contesto mediterraneo, la Sardegna si distingue per le sue infrastrutture moderne, nonostante le sfide legate alla stagionalità e ai costi elevati. Il settore nautico dell’isola, nel 2023, ha generato utili complessivi di circa 15 milioni di euro, suddivisi tra ristorazione (10 milioni), trasporto (2,5 milioni) e costruzione di imbarcazioni (1,7 milioni). I cantieri navali hanno contribuito con 243.000 euro, pari al 14% degli utili del settore delle costruzioni nautiche.
Il progetto si è concluso con il convegno “Porti turistici: asse fondamentale per il segmento dello yachting” tenutosi a novembre nell’aula magna dell’Università di Sassari. L’ultimo passo prevede la consegna dello studio finale alla Regione Sardegna, per essere condiviso con gli amministratori e gli attori locali.




