Applausi a scena aperta per Notre-Dame de paris a Olbia col compleanno di Giò di Tonno
Il silenzio è stato forse il complimento più grande. Per oltre due ore il pubblico dell’Olbia Brin Arena ha seguito ogni scena con un’attenzione quasi assoluta, lasciandosi guidare dalle musiche di Riccardo Cocciante e dalla forza di una storia che, a quasi due secoli dalla sua nascita, continua a parlare con sorprendente attualità.
Il debutto a Olbia
Così Notre-Dame de Paris ha fatto il suo debutto a Olbia, trasformando il Molo Brin in un grande teatro affacciato sul mare. Non il tutto esaurito, ma un’arena popolata da migliaia di persone che hanno vissuto lo spettacolo con partecipazione sincera, accompagnando le scene più intense con lunghi applausi e seguendo con emozione una vicenda che, pur ambientata nella Parigi del 1482 immaginata da Victor Hugo, continua a raccontare sentimenti profondamente contemporanei.
Sul palco Giò Di Tonno è stato ancora una volta Quasimodo. Non soltanto il campanaro della cattedrale di Notre-Dame, ma l’uomo che porta sulle spalle il peso del giudizio degli altri, vittima di una società che si ferma all’apparenza senza riuscire a vedere la ricchezza dell’anima. Una figura che Victor Hugo consegnò alla letteratura nel 1831 e che oggi continua a interrogare il pubblico sui temi dell’inclusione, del pregiudizio e della dignità della persona.
Accanto a lui Elhaida Dani ha dato vita a un’Esmeralda intensa, luminosa, piena di energia. È lei il centro attorno al quale si intrecciano desideri, passioni e ossessioni, ma anche il simbolo di una donna costretta a fare i conti con il possesso, il giudizio e la violenza, temi che rendono l’opera ancora straordinariamente attuale.
Le musiche di Cocciante
Intorno ai protagonisti si muove un cast affiatato, capace di dare corpo ai personaggi creati da Hugo. A rendere tutto ancora più coinvolgente sono le musiche di Riccardo Cocciante, con i testi originali di Luc Plamondon nell’adattamento italiano di Pasquale Panella. Brani entrati nell’immaginario collettivo che, a distanza di venticinque anni dal debutto italiano dell’opera popolare, conservano intatta la loro forza emotiva.
La scenografia monumentale ha trasformato il palco in una cattedrale in continuo movimento. Imponenti strutture, giochi di luce su fondali mobili, costumi ricercati, acrobazie e coreografie hanno costruito uno spettacolo capace di coinvolgere lo spettatore ben oltre la narrazione.
Forse l’immagine più bella della serata non è arrivata dal palcoscenico, ma dalla platea.
Per tutta la rappresentazione il pubblico ha seguito gli interpreti con un’attenzione rara. Pochissimi cellulari sollevati per registrare le scene, quasi nessuna distrazione: gli occhi erano rivolti al palcoscenico. Gli applausi hanno scandito ogni momento dell’opera e, al termine, tutto il pubblico all’unisono si è alzato in piedi tributando una lunga ovazione al cast.
Gli auguri a Giò Di Tonno
L’emozione si è trasformata in festa quando gli artisti sono tornati sul palco per i saluti finali. Proprio il 5 agosto Giò Di Tonno ha compiuto 53 anni e il pubblico gli ha dedicato un caloroso coro di “Tanti auguri a te”, regalando all’interprete di Quasimodo un momento speciale di connessione con il suo pubblico. Poi, lentamente, le luci dell’arena si sono spente.
Migliaia di persone hanno lasciato ordinatamente il Molo Brin riversandosi nel centro cittadino. E mentre la serata volgeva al termine, non erano in pochi a continuare a canticchiare Il tempo delle cattedrali, il brano che apre l’opera con la voce del poeta Gringoire e che viene riproposto durante i saluti finali, e introduce il pubblico nella Parigi del 1482, quando le grandi cattedrali sembravano rappresentare lo slancio dell’umanità verso il cielo.
Forse è questo il segno più evidente del successo di uno spettacolo: quando il sipario si chiude, ma la musica continua ad accompagnare il ritorno a casa. E ieri sera, tra le vie del centro di Olbia, quelle note hanno continuato a risuonare ben oltre la fine della rappresentazione.
