La protesta contro chi butta i rifiuti in strada a Loiri.
Tra Loiri e Olbia si combattono i cafoni dei rifiuti selvaggi con cartelli sulla strada. Una persona ha trovato un’idea originale come protesta contro l’abbandono selvaggio dei sacchetti, malcostume purtroppo diffuso anche in Gallura. “Buttando la mondezza dal finestrino non ti senti una persona di merda?”, recita il cartello esposto lungo i bordi della strada che da Loiri conduce verso Olbia, tra il verde della macchia mediterranea.
Grido di rabbia contro i cafoni.
Un monito che non lascia spazio a interpretazioni burocratiche o a gentili eufemismi. Non si tratta del solito cartello istituzionale che invita genericamente a rispettare l’ambiente, né di una minaccia di sanzioni amministrative spesso difficili da applicare. È un pezzo di compensato, scritto a mano con un pennarello nero, che interroga direttamente la coscienza del guidatore con un linguaggio crudo, verace e spietatamente onesto. La domanda, posta con una schiettezza che profuma di esasperazione locale, colpisce nel segno e la conclusione è un termine che non ha bisogno di traduzioni per essere compreso in tutta la sua forza espressiva.
Stachezza collettiva.
Questo cartello artigianale è il sintomo di una stanchezza collettiva che affligge le comunità sarde, costrette troppo spesso a vedere i propri tesori naturalistici trasformati in discariche a cielo aperto. Chi lo ha piantato in quel punto specifico, poco dopo aver lasciato il centro abitato di Loiri, ha probabilmente raccolto per l’ennesima volta i resti del passaggio di ignoti incivili. Bottiglie di plastica, lattine, mozziconi di sigaretta e sacchetti che puntellano le cunette come cicatrici su un paesaggio altrimenti perfetto. La scelta del linguaggio forte non è un cedimento alla volgarità. E’ un tentativo estremo di rompere il muro dell’indifferenza. In un’epoca in cui siamo assuefatti ai divieti formali. Un insulto ben assestato che mette in discussione la dignità stessa della persona sembra essere l’ultima spiaggia per cercare di risvegliare un briciolo di orgoglio o, quanto meno, di vergogna in chi scambia il finestrino della propria auto per un nastro trasportatore verso il nulla.
Il messaggio sta già facendo il giro del web, diventando un manifesto silenzioso ma urlato della resilienza dei residenti contro l’inciviltà dei passanti. Mentre le amministrazioni locali lottano per ripulire le strade invase continuamente da sacchetti, la giustizia “poetica” e vernacolare di un cittadino anonimo si prende la scena. Ciò ricorda che la tutela del territorio non passa solo attraverso le leggi, ma attraverso la percezione che abbiamo di noi stessi nel momento in cui decidiamo di sporcare la terra che calpestiamo. Quel cartello è lì, fermo, a guardare negli occhi ogni automobilista, costringendo chiunque abbia la mano pronta sul tasto del finestrino a darsi una risposta sincera prima di compiere un gesto che, a quanto pare, definisce l’essenza stessa di chi lo compie.
