Se per l’Inps di Olbia dall’amputazione di un arto si può guardire, la triste commedia dell’assurdo

Il signor De Candia privato dell’assegno di accompagnamento.

A giudicar dal responso della commissione medica dell’INPS di Olbia che ha visitato il signor De Candia dovremmo dedurre che si può “guarire” dall’amputazione di un arto? Un uomo che a seguito di un aneurisma subisce l’amputazione della gamba sinistra e che dopo averne avuto un secondo, risoltosi con l’inserimento delle arterie artificiali, ha perso parte della mobilità articolare alla gamba destra può vedersi privato dell’accompagnamento perché è miracolosamente migliorato?

Se non fosse così tragico e vergognoso penseremmo di essere spettatori di una provocatoria e controversa sceneggiata satirica, invece purtroppo è tutto vero. È inaccettabile che una persona che ha già sofferto a causa della malattia debba vedersi anche negato un suo diritto.

Un diritto che non permette certo a chi ne è, suo malgrado, beneficiario calde e frizzanti vacanze ai Caraibi ma serve a garantire un aiuto alle spese quotidiane e sanitarie che si sa di fronte a certe patologie sono spesso esose. È inaccettabile che in Italia la tutela della disabilità e della salute sia ancora lontana anni luce dall’essere efficiente ed umana.

Per quanto giusto sia effettuare i controlli al fine di scovare quella minoranza delinquenziale che si finge disabile pur di usufruire della pensione e dell’assegno di accompagnamento, non possiamo accettare che chi ha il compito di svolgere tali esami non consideri irreversibile la condizione di un signore reduce da amputazione. La ragioneria sarà pur scienza esatta, ma solo se applicata ad altre realtà, non alla reale sofferenza umana.

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