La Sardegna prenda esempio dall’Australia per la lotta al coronavirus e non solo

La lotta al coronavirus in Sardegna.

Chattando con un amico che abita a + 9 ore da qui, a Sidney, ho scoperto che in Australia la tempesta sembra sia passata davvero. Certo, sui mezzi pubblici i viaggiatori ancora indossano le mascherine, ma a titolo preventivo. Nel pieno della seconda ondata Covid, nei momenti in cui sembra che nessuna misura funzioni davvero, pensare all’Australia scalda il cuore perché ci ricorda che ce la si può fare.

Come sono riusciti, gli australiani, a debellare questa super epidemia? La risposta è semplice: utilizzando tutti i mezzi a loro (e nostra) disposizione fino agli zero contagi, senza sconti. Il governo australiano, da quello che ho potuto evincere attraverso la lettura di quotidiani italiani e internazionali, ha effettuato un lockdown di sette mesi, limitando lo spostamento a 5km in linea d’aria dalla propria abitazione, chiudendo le frontiere, e rimanendo inflessibile sulle concessioni. Ma, contemporaneamente, ha aiutato la popolazione a superare il momento, anche dal punto di vista economico. È stata dura, ma ce l’hanno fatta.

In questo momento la Sardegna, sotto i riflettori per la sua estate, si trova in zona gialla, con alcuni dati percentuali che, forse, possono far sperare. E allora c’è da chiedersi: cosa possiamo prendere di esempio dal modello australiano? Anche noi siamo un’isola, abbiamo gli squali che nuotano attorno alle coste e costituiamo il paradiso della vela. Ma oltre a questo, ci sono degli elementi che giocano a favore della Sardegna, anche senza l’ausilio dei DPCM, in maniera naturale.

In questo periodo dell’anno siamo di base isolati, per cui non c’è una grande movimentazione. E l’isola, come conformazione, città escluse, ci permette di avere una quotidianità basata su un distanziamento sociale di default. Inoltre ci troviamo in un momento di pausa perché, prosperando per larga parte di turismo, d’inverno viviamo a basso regime d’interazione sociale/ economica.

Le condizioni ambientali (sole, vento, iodio) rappresentano un supporto addizionale alla nostra sfida. Il resto deve venire da noi, dai comportamenti di tutti i giorni. Forse la soluzione a questo difficile problema non è poi così distante: forse sono solo tre metri. All’aperto. E con la mascherina. Ed è una battaglia che possiamo vincere, proprio come ha fatto l’Australia. Perché ci meritiamo un premio per tutti gli sforzi di quest’anno. Perché abbiamo i mezzi per riuscirci. E poi perché diventare zona verde sarebbe un bel modo di dimostrare il carattere di un’isola. Da giallo a verde. In effetti sono i colori della nazionale australiana.

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