Venti anni di Colletta Alimentare, perché vale ancora la pena partecipare

L’appuntamento per sabato 24 novembre.

Quando accettai di collaborare con cadenza, quasi, mensile a questa testata posi una condizione: quella di trattare solamente di buone notizie e di cose che conosco. Oggi, a quattro giorni da uno degli eventi di gratuità più rilevanti ai quali partecipo da circa 20 anni mi chiedo – e vi propongo – le ragioni del perché anche quando “la generosità si stanca” (perché è questa la nostra natura, dopo la novità e la soddisfazione, subentra l’abitudine), vale ancora la pena offrire gratis il proprio tempo.

Sabato 24 novembre si svolgerà in tutta Italia la Giornata della Colletta Alimentare, organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare e definita “da più di 21 anni l’evento di solidarietà più partecipato in Italia”, nel 2017 13.000 punti vendita coinvolti, 145.000 volontari, 5.500.000 italiani che hanno donato cibo. Numeri impressionanti ma che di per sé non spiegano il successo e il desiderio di partecipazione che questo gesto suscita. C’è dell’altro, e proverò a dire cosa questo rappresenta per me e cosa ho visto accadere di nuovo in alcune delle varie edizioni cui ho partecipato.

Aderii per la prima volta 20 anni fa, ad Olbia, dicendo di sì alla proposta di alcuni amici (per la verità neanche olbiesi: Ignazia di Cagliari, Lina di Sassari e Michele di Ploaghe, tutti in Città per ragioni di lavoro), fu subito un’esperienza travolgente, che attrasse all’inizio le realtà del volontariato organizzato, laico e cattolico. Grande attenzione e visibilità sui media (poco web all’epoca), tv e stampa.

Negli anni successivi allargandosi la partecipazione, non solo ai Centri commerciali ma anche alle altre catene di alimentari, assistemmo all’accostarsi dei volontari spontanei, quelli non organizzati.

Successivamente, pur partecipando regolarmente, subentro’ (almeno in me) un po’ di abitudine: arrivata la data – sempre l’ultimo sabato di novembre – si fa la Colletta perché va fatta. Saltai così qualche edizione o ne vissi altre nelle quali – per varie ragioni, impegni, salute, pigrizia etc offrii “solo” mezza giornata o poche ore. Accadde infine che mi fermai ad interrogarmi sulle ragioni sul perché continuare. Cinque anni fa la svolta “voglio partecipare senza programmare tutto, senza farmi determinare dalla mia misura (un tempo assai lontano presi anche il diploma di geometra e l’attitudine a misurare tutto è rimasta…), in questo mi accompagnarono le parole di Montale Prima del viaggio si scrutano gli orari,le coincidenze, le soste, le pernottazioni e le prenotazioni (…) E ora che ne sarà del mio viaggio? Troppo accuratamente l’ho studiato senza saperne nulla. Un imprevisto è la sola speranza. Ma mi dicono che è una stoltezza dirselo.”    E i vecchi e nuovi amici: Bastiano, Giuseppe, Marco, Daniela, Laura, Francesca, Ginetto, Annamaria, Stefania e molti altri.

Fu così che, da allora, vissi ogni volta un’edizione diversa, attento a quello che accadeva alle persone, a me, ai miei cari (spesso si coinvolgevano moglie e figli, amici e parenti) più che agli aspetti organizzativi – pur fondamentali in un gesto così carico di conseguenze.

Negli ultimi anni l’entusiasmo ritrovato mi ha permesso di proporre con maggior libertà l’invito a partecipare anche a colleghi di lavoro e conoscenti, di proporre, anche, non solo l’opportunità di fare la spesa ma di partecipare proprio come volontari. La risposta è stata commovente: ho visto colleghi, dirigenti, qualche politico locale, venire a fare la spesa, offrirsi di guidare (o offrire) i mezzi per il carico e scarico degli scatoloni, ho visto gente far tardi, fin oltre il turno di chiusura dei punti vendita. Uno spettacolo di partecipazione e solidarietà. Mi è capitato di abbracciare le persone sia durante che alla fine dell’evento, io che non sono proprio uno facile alle effusioni, anzi.

Guardando il proprio “io in azione” si fanno scoperte imprevedibili, aprendosi agli incontri – a volte anche qualche scontro con i più cinici o dubbiosi “chissà a chi vanno questi alimenti, chissà chi ci guadagna…”, si impara dagli altri, dagli sguardi, dai gesti. Si fa esperienza reale di quello che è lo slogano cui siamo più affezionati “Condividere i bisogni per condividere il senso della vita”. Insomma durante la Giornata della Colletta si fa un bagno di umanità che aiuta a percepire dove si possono, ancora, trovare le risorse positive nel nostro Paese, nella nostra Città.

Ogni anno ci accompagnano le parole del Pontefice, giorni fa Papa Francesco durante la II Giornata Mondiale dei Poveri ha espresso questo messaggio “…“Che cosa esprime il grido del povero se non la sua sofferenza e solitudine, la sua delusione e speranza? La risposta è una partecipazione piena d’amore alla condizione del povero. Probabilmente, è come una goccia d’acqua nel deserto della povertà; e tuttavia può essere un segno di condivisione per quanti sono nel bisogno, per sentire la presenza attiva di un fratello o di una sorella. Non è un atto di delega ciò di cui i poveri hanno bisogno, ma il coinvolgimento personale di quanti ascoltano il loro grido. Il grido del povero è anche un grido di speranza con cui manifesta la certezza di essere liberato”.

Per questo lo proponiamo come strumento di riflessione a tutti coloro che parteciperanno alla Colletta Alimentare, che si svolgerà il 24 novembre in tutti i supermercati d’Italia. In Gallura saremo presenti ad Olbia, Budoni, Calangianus, Luras, Tempio.

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