Fino a 2 ore in coda al porto per fare il tampone, disagi agli arrivi. E niente distanze

La situazione dei tamponi al porto di Olbia.

Olbia, Isola Bianca, questa mattina. Un’ora e mezza, se non due di fila per i passeggeri appena sbarcati dalle navi. Una fila che fa quasi impressione e che, anche in giorni di zona bianca, non può non saltare all’occhio il fatto di come tutti siano ravvicinati, o meglio, assembrati. Ad assistere alla scena, questa mattina, c’era anche Francesco Ibba, imprenditore sardo di Gavoi che in “continente” viaggia almeno una o due volte la settimana per questioni di lavoro.

“Imbarco ogni tre o quattro giorni – racconta Ibba -. Il tampone dovrebbero farlo prima di partire, sempre che si trovi il posto dove farlo. Noi che viaggiamo per lavoro, non lo troviamo: a Civitavecchia e a Livorno, per citare i due dei porti che frequento più spesso, i controlli dovrebbero essere fatti al porto, prima della partenza. Adesso le navi sono semivuote. Ma quando inizia il turismo come faremo? Dovrebbero mettere più postazioni in modo tale da farci perdere meno tempo. Il tampone dura 48 ore e ogni volta che rientro nell’isola devo sottopormi ad un altro tampone. Come me, molti altri colleghi e molti autotrasportatori sardi che viaggiano anche con maggiore frequenza rispetto alla mia. Il tampone è giusto, ma non è possibile che ogni volta si debba perdere tutto questo tempo e non capisco perché a questo punto non ci facciano direttamente il vaccino”, conclude Ibba.

Le immagini arrivate dal porto, questa mattina, sono emblematiche. C’erano decine di persone in attesa del tampone, attaccate una all’altra contro le transenne. In barba alle norme sul distanziamento sociale, aspettano il loro turno per entrare nella sala del porto nella quale si effettua il tampone antigienico. I passeggeri chiedono più postazioni, più controlli e maggiore velocità. E magari maggiore rispetto per gli autotrasportatori che come denunciano loro stessi, “veniamo trattati come animali quando ci imbarchiamo, essendo che stiamo solo facendo il nostro lavoro”, aggiunge un altro. 

Come tutti ormai sanno da lunedì 8 marzo per entrare in Sardegna il tampone antigienico è obbligatorio e deve essere effettuato nelle aree preposte di porti ed aeroporti. Il problema è che di fatto questo tampone non risulta “rapido”, come il suo stesso nome lo vorrebbe. In alternativa, l’ordinanza prevede di fare il test a proprie spese, in una struttura autorizzata, entro 48 ore dall’arrivo. Ma quanto dovrebbe spendere uno che viaggia spesso solo per ovviare le lunghe attese all’ingresso? La terza possibilità è quella di mettersi in quarantena per dieci giorni. Un’ipotesi difficilmente compatibile con chi si sposta per lavoro. La scena all’Isola Bianca parla da sola: tamponi sì, ma c’è ancora da migliorare nelle procedure.

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