Quante donne ancora vittime di violenza a Olbia: i dati e cosa si può fare

violenza domestica

Tante vittime di violenza di genere anche a Olbia.

Troppe donne vittime di violenza anche a Olbia. E’ un problema culturale e complesso che necessita di azioni che affrontino il problema alla radice e anche dei centri antiviolenza che sostengono le vittime. Di questo a Olbia si occupa Prospettiva Donna, presente in città dal 2008.

L’associazione, nonché centro antiviolenza, mette in campo percorsi strutturati attuati da operatrici formate (psicologhe, assistenti sociali, legali, esperte in studi di genere, educatrici) che aiutano le donne ad uscire dalla spirale della violenza di genere.

Di cosa si tratta quando si parla di violenza maschile? A questo quesito risponde Patrizia Desole, presidente di Prospettiva Donna. “E’ un fenomeno complesso che permea in tutte le strutture della società a causa di una cultura patriarcale che ha radici antiche e per questo difficile da debellare”.

La violenza sulle donne si manifesta in molteplici forme: fisica, sessuale, psicologica ed economica. Ma, secondo Desole, la violenza più diffusa e più sottostimata è quella domestica e i numerosi casi di femminicidio lo dimostrano. “Oltre a comprendere le forme precedentemente elencate c’è un isolamento della vittima indotto dal loro carnefice. Il partner, quasi sempre autore nello scenario, allontana la vittima dalla rete sociale attuando una forma di controllo – prosegue la presidente di Prospettiva Donna – Dunque, le donne trovano difficoltà a chiedere aiuto. Si trovano sole senza una rete parentale e amicale, senza una indipendenza economica e se hanno figli diventa più difficile affrancarsi dalla violenza. E’ estremamente difficile per una donna uscire da questo tunnel senza un sostegno”.

Il lavoro dei centri antiviolenza è, dunque, importante per proteggere le vittime e accompagnarle in un percorso di consapevolezza ma soprattutto di rinascita. Sono tantissime le storie di donne che ce l’hanno fatta grazie a Prospettiva Donna, come Roberta (nome di fantasia ndr), 75 anni, maltrattata dal marito per ben trent’anni. Tuttavia, la storia di Roberta dimostra che per uscire dalla violenza di genere non è mai tardi.

“Attualmente stiamo supportando più di 200 donne, la maggior parte italiane. Le donne che chiedono aiuto riportano dei traumi notevoli”, dice Patrizia Desole.

Un problema radicato nella nostra cultura. Quanto affonda le radici in un contesto patriarcale, quanto è difficile l’acquisizione della consapevolezza per la vittima e la condanna dei carnefici. “Spesso accade che le donne vengano vittimizzate dalle istituzioni. Esiste ancora una costruzione delle relazioni sociali e dell’immagine femminile stereotipati. – dichiara Patrizia Desole – La donna continua ad essere discriminata in tutti gli ambiti”.

La discriminazione di genere è presente anche nel linguaggio mediatico, nelle istituzioni e nell’opinione pubblica, secondo Desole. “Bisogna prendere consapevolezza della grande importanza della narrazione della violenza ed è necessaria una formazione adeguata a tutti coloro che a diverso titolo si occupano del problema – prosegue la presidente di Prospettiva Donna – Tutta la comunità deve acquisire consapevolezza. Non va mai dimenticato che la violenza sulle donne è una violazione dei diritti umani e che è necessario costruire una rete di protezione attorno alle donne sopravvissute alla violenza. Non bisogna sottovalutare nemmeno il fatto che questi uomini sono spesso recidivi. Le donne vanno credute e il lavoro dei centri antiviolenza sostenuto perché le donne siano libere”, conclude Desole.

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