Gli esperti a Olbia dialogano sulla violenza sulle donne.
Combattere la violenza di genere richiede strumenti concreti, non solo parole. Questo il filo rosso del convegno “Violenza di genere: prevenzione e forme di tutela”, organizzato ieri da Confcommercio Olbia nell’ambito del progetto EPF. Moderato da Alberto Marrone, l’evento ha riunito istituzioni, forze dell’ordine e associazioni in un dialogo a più voci.
Ad aprire i lavori, il presidente di Confcommercio Sebastiano Casu ha lanciato una provocazione: “La parità non è un hashtag da postare l’8 marzo, ma una pratica quotidiana”. Un concetto ribadito dai dati allarmanti presentati da Simona Corongiu del Centro Regionale di Programmazione: “Ogni tre giorni una donna muore per mano di un uomo in Italia, ma il problema va oltre i femminicidi: stalking, violenza psicologica ed economica restano spesso invisibili”.
Proprio per far emergere il sommerso, la polizia di Stato ha scommesso su tecnologia e ascolto. Bibiana Pala, vicario del questore, ha illustrato l’app YouPol – che consente denunce anonime – e il sistema Scudo per mappare situazioni a rischio. “Non basta reprimere: nelle Stanze di Ascolto offriamo alle vittime un primo contatto protetto, lontano da giudizi”, ha spiegato.
Sul fronte legale, l’avvocato Martina Pinna, penalista, ha raccontato come il Codice Rosso e i braccialetti elettronici abbiano rivoluzionato la tutela delle donne: “Dal 2018 al 2023, la recidiva è crollata dal 9,52% all’1,47%. Ora serve estendere questi strumenti a tutti i territori”.
Ma la vera sfida, hanno concordato i relatori, è rompere la catena della violenza prima che si inneschi. L’assessora ai servizi per l’infanzia e per i minori di Olbia Simonetta Lai ha portato l’attenzione sui 1,5 milioni di minori vittime di violenza assistita: “Bambini che imparano a vedere gli schiaffi come normalità, replicando poi questi modelli. Servono percorsi di recupero mirati, perché certe ferite non si vedono, ma segnano per sempre”.
Esempi di riscatto arrivano dai centri antiviolenza come quelli gestiti da Prospettiva Donna. Patrizia Desole ha dipinto un quadro toccante del lavoro dei centri antiviolenza, definendoli ‘presidi di libertà che accendono speranza dove sembra esserci solo buio’. La sua associazione gestisce non solo case rifugio, ma anche progetti innovativi come la ‘Bottega Magica‘, finanziata dalla fondazione Pangea: “È uno spazio terapeutico dove i bambini elaborano i traumi attraverso laboratori artistici, giochi simbolici e attività creative. Qui ritrovano il diritto all’infanzia”.
Numeri alla mano, solo nel 2024 la casa rifugio di Olbia ha offerto salvezza a 31 donne e 22 minori, sottraendoli a situazioni di pericolo estremo. Ma per Desole, l’accoglienza è solo il primo passo: “Non basta mettere al sicuro una donna: serve un accompagnamento che duri anni, perché ricostruirsi dopo la violenza è un percorso a ostacoli. Molte faticano a trovare lavoro, altre nascondono cicatrici psicologiche che riemergono a distanza di tempo”.
Un altro pilastro del suo intervento è stato l’approccio ‘intersezionale‘: “Ogni donna ha una storia unica. C’è chi affronta pregiudizi legati alla cultura d’origine, chi teme di perdere il permesso di soggiorno, chi viene stigmatizzata per una disabilità. Per questo i nostri centri offrono supporto legale, mediazione culturale e consulenze specializzate, adattandosi a ogni sfumatura del bisogno”.
A chiudere il cerchio, il progetto Sicurezza Vera presentato da Sabrina Lisbona: bar, negozi, ristoranti e tante altre attività commerciali trasformati in avamposti anti-violenza. “Con vetrofanie riconoscibili e personale formato, questi locali diventano presidi di protezione. Perché a volte salvare una vita può iniziare con un caffè offerto al momento giusto“.
Un mosaico di strategie che, come ha ricordato Marrone in chiusura, dimostra una verità semplice: “Nessuna legge o app può bastare da sola. Serve una comunità che agisca insieme, ogni giorno”.
