In Gallura è allarme violenza sulle donne, ma non si denuncia.
In Gallura ci sono sempre più casi di violenze sulle donne, ma troppo spesso la sofferenza non è accompagna da una denuncia. Il caso della 18enne di Arzachena che si è lanciata dal terrazzo di un hotel a Malta per fuggire dalle presunte violenze del suo fidanzato riporta a galla il problema. C’è un aumento preoccupante della violenza di genere in Sardegna e, purtroppo, anche in Gallura.
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Il 2025 si è aperto con due gravi fatti che hanno come vittime due donne in Sardegna. Una è Roberta Mazzone, accoltellata a Sassari da suo zio e viva per miracolo. Poi, a pochi giorni di distanza, c’è la drammatica vicenda di Claudia Chessa, viva per miracolo pure lei dopo l’unica drastica possibilità, stando alle accuse, di salvarsi dalle botte del suo fidanzato Alessio Lupo.
La violenza contro le donne e, in particolare i femminicidi, in Sardegna hanno avuto un preoccupante picco. Oltre il 200% nel 2024, con otto donne uccise tra le mura domestiche e un boom di abusi. Ragazze, anche in giovanissima età, come nel caso di Arzachena, che hanno già esperienze drammatiche di violenza domestica alle spalle da parte di fidanzati.
Il periodo post Covid ha fatto registrare un picco di femminicidi in Sardegna.
Il vertiginoso picco di questi reati in Gallura e in Sardegna non può passare inosservato. Anzi, dovrebbe ottenere un’urgente risposta in termini di tutele dal fenomeno, che nell’Isola non è comunque nuovo. Tuttavia, il numero degli omicidi di donne è aumentato dopo il Covid, quando l’isolamento forzato ha peggiorato la condizione delle donne e inasprito i conflitti in famiglia, spesso aggravati dall’abuso di droghe e alcol.
Stando a un report del Ministero della Salute, risalente al 2022, in Sardegna si è registrato un record per l’abuso di alcolici tra i giovani. Numeri cresciuti a partire dal periodo del lockdown. Anche il consumo di droghe è in crescita, come nel resto del Paese.
Spesso alla base della violenza di genere non ci sono le dipendenze in sé, ma un fattore di tipo culturale: il patriarcato che detta le sue regole sociali per le donne, ma anche per gli uomini. In questo caso nell’Isola, purtroppo, i modelli di virilità si identificano ancora con il consumo eccedente di alcol e droghe, come simboli di trasgressione, forza e aggressività. Inoltre, anche in Sardegna è presente la cultura del possesso, spesso legata ai moventi di femminicidi e violenze di genere. Di contro, le donne, ancora oggi, vengono educate ad aderire ad aspettative di pudore, famiglia, cautela e modestia. Per cui anche dichiarare di subire abusi spesso diventa difficile, specie in contesti rurali o con bassa densità di abitanti.
Crescono le denunce, ma in Gallura il fenomeno è ancora sommerso.
In Gallura la violenza sulle donne è in crescita. Nel 2024 ci sono state 144,73 denunce ogni 100.000 abitanti riguardo ai reati previsti dal codice rosso, ovvero che riguardano la violenza di genere, con 230 casi nel 2024, stando ai numeri della Procura di Tempio. Tuttavia nel territorio, rispetto ad altre parti d’Italia, i reati contro le donne, come la violenza domestica e quella sessuale, restano ancora fatti privati e spesso minimizzati. Così tante donne, per paura di essere giudicate, non essere credute o subire ritorsioni, non riescono a chiedere aiuto.
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In Gallura, infatti, le chiamate al numero nazionale 1522 sono meno che altrove nell’Isola e in Italia. Soprattutto se si rapportano i dati con le altre province. Gli ultimi numeri sono relativi al periodo tra il 2020 e 2022, anche se forniscono una chiara descrizione del contesto, reticente e riservato, dove viene attuata la violenza contro le donne, incoraggiata dal clima di silenzio.
Analizzando i dati, infatti, in Gallura, nel periodo tra il 2013 e 2019 si sono effettuate al numero 1522 solo 15,1 chiamate l’anno; solo 9 nel 2020 e 8 nel 2021. Tra il 2013-19 e 2021 c’è stata una diminuzione del 47% delle telefonate. La Gallura, l’Ogliastra e il Sud Sardegna (in entrambi i territori hanno chiamato il numero antiviolenza più che in Gallura) presentano i dati più bassi di richieste di aiuto non solo se rapportati all’Isola, ma anche al resto del Paese.
Poche tutele in Sardegna.
Tuttavia, qui avvengono meno casi di femminicidi, se confrontati al Sassarese e il Cagliaritano, che hanno i dati peggiori. Ma la crescita dei “reati spia” e dei tentati omicidi di donne nel territorio è da campanello di allarme. All’aumento dei reati, degli ultimi anni, non c’è purtroppo – questo vale per l’intera regione – una risposta adeguata da parte delle istituzioni, per la carenza di strumenti che permettono alla donna di ricevere supporto e denunciare. Questo può alimentare il silenzio da parte delle vittime. Secondo un rapporto dell’associazione D.i.R.e, in Sardegna il numero dei centri antiviolenza è insufficiente e l’Isola è tra le regioni con il numero più basso in Italia (0,9%) con Basilicata (0,9%), Abruzzo (0,9), Marche (1,8) e Calabria (2,7), Trentino Alto Adige (2,7), Molise e Valle d’Aosta.
I dati dell’Istat
Secondo l’Istat, su dati 2022, pubblicati sul portale Openpolis, in Sardegna ci sono solo 0,14 centri per 10.000 donne residenti, di cui in totale 12. Solo dopo la strage in famiglia a Nuoro dalla Regione c’è stato come risposta uno stanziamento di fondi ai Cav. L’Istat nel marzo 2024, ha rivelato che purtroppo la spesa di ogni Comune della Gallura per i centri antiviolenza e le case rifugio è stata di 0 euro ogni 1.000 donne residenti. Soltanto a Olbia e a Tempio nell’ultimo anno si è investito economicamente per contrastare la violenza contro le donne. Nel primo Comune, a novembre 2024, sono stati stanziati fondi per il Pronto soccorso rosa, nel secondo è stato istituito un centro antiviolenza.
I centri antiviolenza sono luoghi fondamentali per le donne, in quanto strutture di supporto per le vittime di violenza fisica, psicologica, sessuale o economica. Questi centri offrono una serie di servizi, tra cui: accoglienza e ascolto; sostegno psicologico; assistenza legale; orientamento ai servizi sociali e protezione: In alcuni casi, i CAV possono collaborare con le forze dell’ordine per garantire la sicurezza delle vittime, soprattutto in situazioni di pericolo immediato. Si tratta di luoghi indispensabili affinché le donne non siano lasciate sole.




