Calcio, Fulvio Guadagni anima tavolarina

La storia dell’ex centrocampista del Tavolara Guadagni.

Fulvio Guadagni, centrocampista tutto sinistro di qualità, ha vissuto l’epopea del Tavolara, contribuendo al suo primo storico approdo in Serie D nel 2000. “Sono tavolarino nell’anima”. Cosa vuol dire esserlo? “Sicuramente essere un olbiese doc”. Immediata la precisazione. “L’Olbia non si discute. E’sempre stata la prima squadra della città. Ma il Tavolara è stata quella dell’olbiesità vera. Di quelli che oltre ad ammirare i bianchi andavano al campo anche quando giocavano i verdi“. Primi calci all’Olbia Boys con il mitico Maestro Spano e con Tonino Conte. “Per me è stato un trascinatore e un educatore. Aveva sempre il sorriso sulle labbra“. A quei tempi il calcio giovanile olbiese si faceva valere. “Vincemmo il titolo regionale allievi battendo il La Palma a Cagliari“. Mancino puro. “All’epoca era un’arma decisiva. Non eravamo tanti ed era più facile disorientare gli avversari. Anche giocando con un solo piede“. Trequartista, esterno sinistro, mediano. “Ero un giocatore sufficientemente tecnico. Ma una cosa è fuori di dubbio: davo l’anima. Non sono mai uscito dal terreno di gioco con la maglietta asciutta. Magari strappata, ma sempre fradicia di sudore“.

Assieme a Giovanni Asara e Cristian Tidu Fulvio passa all‘Olbia Under 18: “Una grande soddisfazione: scelsero i tre migliori di quella infornata“. Pippo Serreri ad allenare il giovin Fulvio Guadagni. “L’altra guida fondamentale nel mio percorso calcistico. Ha contribuito tantissimo alla formazione del mio bagaglio tecnico-tattico”. Un provino al Bologna sfumato per inseguire il primo amore. “A volte ci penso, ma è andata così”. Poi un anno sabbatico prima del ritorno alla passione per il pallone. “Ripartii dalla Seconda Categoria con il Porto Rotondo, allenatore Tore Cubeddu“. Uno squadrone che vince due campionati di fila arrivando in Promozione. “Mi chiamò il Tavolara in Eccellenza“. E’ il 1994. Sboccia l’anima tavolarina. Dopo qualche tempo mio padre Riccardo, già apprezzatissimo dirigente dell’Olbia, divenne presidente dei verdi. “Il Tavolara divenne la compagine di famiglia“. Riccardo Guadagni purtroppo vola in cielo troppo presto. “Mio padre era un signore d’altri tempi. Ci ha lasciato in eredità valori come il rispetto, l’educazione e la voglia di rimettersi in gioco“. Si gode da lassù l’arrembante ascesa del suo Tavolara in Serie D.

Gianni Fraschetti rese possibile un’utopia. Il suo è stato un progetto meraviglioso”. In panchina Michele Tamponi: “L’anno prima giocavamo assieme. Il patron lo scelse senza esitazioni”. Una cavalcata travolgente. “Arrivammo primi con 12 punti sulla seconda. Ricordo un mio gol al 90° a Calangianus per un 3 a 2 che ci consentì di prendere il largo in testa alla classifica”. Il segreto di quel trionfo? “Un gruppo irripetibile. Si sono creati rapporti di amicizia inossidabili“. La stagione successiva l’esordio assoluto in Quarta Serie: “Fummo inseriti nel girone campano. Eravamo fortissimi. Ce la giocammo alla pari con realtà balsonate e in ambienti complicati. In un altro raggruppamento avremmo vinto il campionato“. L’addio di Fraschetti è il preludio del ritorno tra i Dilettanti. “Solo 7 punti all’andata. Arrivò mister Eberini, assemblò i nuovi acquisti e al ritorno ne totalizzammo 29. Una retrocessione amara”. Mettendo in mostra un gioco di ottimo livello. “A 28 anni imparai a giocare al calcio vero. Eberini ci inculcò schemi mai visti. Un grande allenatore”. Un altro anno con i verdi e poi Fulvio appende le scarpette al chiodo. “Non avevo più stimoli“. Cosa ha dato il calcio a Fulvio Guadagni? “Il rispetto delle regole, lo spirito di gruppo, i valori dello sport”. Destinati ad una personcina speciale. “Mio figlio gioca negli esordienti del Porto Rotondo. Lo allena Alessandro Caccia, compagno di mille battaglie nella zona mediana con la casacca verde sulle spalle. Sono certo che gli darà tanto. Si chiama Riccardo, come il nonno“”. Il prossimo custode dell’anima tavolarina.

 

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