Telti, Giada Inzaina canta il padre: possibile omaggio ad “Adesso no”

Giada Inzaina

L’omaggio di Giada Inzaina al padre Vittorio.

Quali saranno le tre canzoni di Vittorio Inzaina che Giada di Telti porterà sul palco del Premio dedicato a suo padre? La risposta ufficiale ancora non c’è. Ma durante la conferenza di presentazione della quarta edizione, una frase di Matteo Sanna ha lasciato intravedere una possibile sorpresa. Ripercorrendo la storia artistica di Vittorio, Sanna ha ricordato “Adesso no”, il brano con cui il cantante di Telti vinse il Festival di Castrocaro nel 1964, ottenendo il diritto di partecipare l’anno successivo a Sanremo. Il brano era una versione italiana di una canzone di Neil Sedaka, autore che in quegli anni aveva già conquistato il pubblico italiano, deceduto proprio nel febbraio di quest’anno.

Sanna ha raccontato che l’organizzazione sta cercando negli archivi Rai la registrazione della partecipazione di Vittorio al Festival e, quasi incidentalmente, ha aggiunto: “Stiamo cercando di riproporlo attraverso Giada”. Una frase che apre un piccolo giallo sul repertorio che la figlia porterà a Telti. Per ora non c’è una conferma ufficiale che “Adesso no” sarà tra i tre brani, ma l’ipotesi sarebbe particolarmente suggestiva: la figlia potrebbe riportare sul palco proprio la canzone che segnò l’inizio della straordinaria parabola nazionale del padre. Un brano che, peraltro, ha una storia importante nella vicenda artistica di Inzaina. A Castrocaro fu presentato nell’arrangiamento di Paoluccio Masala, figura fondamentale nella carriera del cantante teltese.

Il padre prima del cantante.

Qualunque sia il repertorio scelto, per Giada il momento sul palco avrà un significato che va ben oltre la musica. Perché Vittorio Inzaina, prima di essere il cantante arrivato a Sanremo, è stato suo padre. E quando parla di lui, Giada non comincia dai grandi successi, dalle classifiche o dai palcoscenici. “Con mio padre avevo un rapporto molto stretto, molto affettuoso, confidenziale, un rapporto speciale”. Erano i momenti trascorsi insieme quelli che ricorda con maggiore nitidezza. Prendere la macchina, andare verso le campagne, parlare, raccontarsi. Una quotidianità semplice che oggi assume il valore della memoria. “Ci piaceva tantissimo stare insieme. Quando avevamo del tempo libero lo passavamo assieme. Mi ricordo che ci piaceva prendere la macchina e andare a farci dei giri, anche verso le campagne”. Vittorio era, nelle parole della figlia, un padre molto affettuoso, fatto di abbracci e vicinanza. Ed è proprio questa dimensione privata che Giada sente ancora più forte quando pensa a lui.

La voce del padre che ha ascoltato poco.

C’è poi un particolare quasi sorprendente: Giada, figlia di uno dei più importanti cantanti sardi della sua generazione, ha ascoltato pochissimo suo padre cantare dal vivo. Da bambina lo ricorda al Parco delle Rose di Milano, un locale frequentato da artisti, attori, modelle e impresari. Andava con la madre e voleva stare accanto a lui. Più che il cantante, vedeva il papà. Poi arrivarono le operazioni alle corde vocali e Vittorio smise praticamente di cantare. “Non so se lui non se la sentisse, se non ce la facesse o se non ne avesse voglia. Questa cosa non gliel’ho mai chiesta”. Ci fu un’unica eccezione che Giada ricorda con particolare emozione: una festa per gli anziani del paese. Lo convinsero a cantare un suo brano e quella fu una delle poche occasioni in cui poté ascoltare dal vivo la voce del padre. Per il resto, quella voce l’ha conosciuta attraverso cassette, cd e, più recentemente, YouTube.

Vittorio non incoraggiava sua figlia a cantare.

E c’è un’altra particolarità nella storia di Giada e Vittorio. Quando lei si è avvicinata al canto, Vittorio non l’ha incoraggiata a seguire le sue orme. Al contrario. “Non voleva neanche che facessi lezioni di canto”. Forse perché conosceva bene il mondo dello spettacolo e le difficoltà che comportava. Quando però la ascoltava, il suo giudizio arrivava: cosa era andato bene, cosa invece no, dove avrebbe potuto fare meglio. Non cercava dunque chi proseguisse la sua carriera. Voleva semplicemente che sua figlia trovasse la propria strada. E Giada quella strada l’ha trovata nella musica, attraverso un percorso personale che passa anche dal gospel.

“Sono orgogliosa soprattutto della persona che era”

Il cognome Inzaina, per lei, non è un peso. È soprattutto un motivo di orgoglio. “Mi rendo conto che ha fatto una cosa enorme, che non è da tutti fare. Vuol dire che aveva veramente un grandissimo potenziale e mi incanta soltanto ascoltando le sue canzoni. Sono totalmente orgogliosa di lui, per me è un idolo”. Ma subito dopo arriva la precisazione più importante. Giada non è orgogliosa soltanto dell’artista. “Mi rende orgogliosa soprattutto il fatto che la gente lo riconosca non come il cantante, ma come una brava persona”. È qui che il racconto di Giada diventa anche il racconto di Telti. Perché Vittorio, nella memoria della figlia, era per le persone “zio Vittorio”: una persona buona, umile, legata al paese e alla sua gente. “Chiunque mi parla di lui mi parla con le lacrime agli occhi, con il cuore in mano, con un affetto veramente grande”. È questo, forse, il lascito che Giada sente più profondamente. Non soltanto i dischi e i successi, ma il modo in cui suo padre è rimasto nella memoria delle persone.

Dal ricordo al futuro.

Ed è anche per questo che Giada guarda con entusiasmo alla crescita del Premio Inzaina. Quando è nato, racconta, non immaginava che potesse arrivare a questo punto. “Ora penso che faremo molto, molto di più”. Riconosce a Matteo Sanna di aver creduto nel progetto fin dall’inizio e vede nella nuova direzione artistica di Claudia Aru una possibilità di ulteriore crescita, anche oltre la Sardegna. Il Premio, dunque, diventa per Giada un modo per mantenere viva l’immagine del padre, ma anche per costruire qualcosa che guardi avanti. E quest’anno sarà lei stessa a salire sul palco per cantare tre delle sue canzoni. Ad accompagnarla saranno Agostino Muzzetto alla chitarra, Ottavio Cocco e David Giuliano alle percussioni.

Resta da scoprire il repertorio.

E se quella frase pronunciata quasi di passaggio da Matteo Sanna fosse davvero un’anticipazione, a Telti potrebbe tornare ad ascoltarsi “Adesso no”. La stessa canzone che, più di sessant’anni fa, portò un giovane di Telti fino a Castrocaro e da lì verso Sanremo. Questa volta, però, a cantarla potrebbe essere sua figlia.



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