Caos nella politica a Tempio Pausania.
Ci sono vicende che, più che raccontate, vanno seguite con il fiato corto. Perché non stanno ferme. Si muovono, cambiano forma, si smentiscono e poi, puntualmente, si confermano. Quella che sta maturando attorno alle elezioni comunali di Tempio Pausania è una di queste. Una “bomba ad orologeria”, si è detto. E non è un’esagerazione. Perché ciò che accade qui difficilmente resterà confinato qui. Le onde, quando partiranno, rischiano di arrivare lontano. Anche oltre la Gallura. Anche in vista di appuntamenti ben più pesanti, come Olbia tra un anno. Tempio, città orgogliosa e poco incline a farsi dettare la linea, assiste in questi giorni a un’operazione che di tempiese ha poco. La regia, secondo molti, è altrove. Più precisamente a Olbia. E qui iniziano i fatti.
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Secondo indiscrezioni interne allo stesso Partito Democratico tempiese – o meglio, ambienti cioè di ormai ex dirigenti e simpatizzanti in rotta con i livelli provinciale e regionale – il sindaco uscente Gianni Addis, dato in difficoltà anche per la contrapposizione con Andrea Biancareddu che vedrebbe il loro elettorato dividersi, e per nuovi scenari politici in corso, avrebbe da tempo siglato un accordo “extra territoriale”. Un’intesa che guarderebbe alle provinciali e, si sussurra, anche a futuri equilibri regionali e alle politiche, passando dall’olbiese Nardino Degortes. Un passaggio che avrebbe finito per coinvolgere anche il vicepresidente della Regione Giuseppe Meloni, figura rimasta per anni defilata e capace di mantenere buoni rapporti con molti, ma che oggi si ritrova con il Pd regionale e provinciale trascinato dentro una isterica partita tempiese che rischia di diventare più grande del previsto: un pantano di sabbie mobili dove, probabilmente, non avrebbero mai immaginato di trovarsi e che potrebbe avere strascichi in vista dei prossimi impegni elettorali, non del tutto slegati da Tempio.
Per capire, però, bisogna rimettere in fila i passaggi. Nei mesi scorsi, l’ex segretaria del Pd, Marina Tamponi, aveva provato a costruire un percorso coerente con la propria storia politica. Alternativo al sindaco Addis e da Biancareddu che rappresentavano la medesima idea politica, e aperto a due sole possibilità: un’alleanza con il candidato Fabrizio Carta oppure una corsa in solitaria. A quel punto, il quadro si complica.
Da una parte Antonio Balata, figura non particolarmente radicata in città, ma già da tempo orientata – nonostante le continue smentite – verso un’intesa con Gianni Addis. Dall’altra Mario Addis e Renato Cugini, impegnati allo stesso modo in manovre tendenti però verso Andrea Biancareddu, anch’esse abilmente negate per mesi dagli interessati, ma poi confermate dai fatti almeno, per adesso, da Mario Addis. Nel frattempo, mentre tutti negavano di lavorare per qualcuno, lavoravano – questo sì – perché non si realizzasse mai una cosa: l’alleanza con Carta prima, il percorso in solitaria poi. Un’alleanza che, osserverebbero oggi alcuni ex iscritti del Pd tempiese, avrebbe potuto cambiare davvero gli equilibri sia per Biancareddu sia per il sindaco uscente Addis. Così si arriva alla soluzione più utile a tutti, e che vedeva d’accordo, sebbene per motivi diversi, sia Balata che Cugini: il convincimento per la corsa solitaria di Tamponi. Fu proprio Cugini, in un’assemblea pubblica, a indicarla improvvisamente come candidata sindaco. Una scelta che, di fatto, rasserenava sia Olbia per Addis sia Biancareddu. Perché una candidatura isolata significava dividere il campo e ridurre i rischi. Ma una volta ottenuto il risultato, secondo quanto trapela dagli ex ambienti direttivi del Partito Democratico tempiese, Tamponi sarebbe stata lasciata sola. Tra gli artefici proprio Antonio Balata, che, secondo queste ricostruzioni, avrebbe lavorato per indebolire il percorso autonomo di Tamponi. Mario Addis, nel frattempo, avrebbe atteso il momento giusto per un riallineamento verso Biancareddu. Tutto in attesa di un “liberi tutti” che puntualmente è arrivato. E qui il meccanismo si inceppa.
Perché Tamponi non si è limitata a uscire di scena come aveva previsto Balata. Ha prima portato allo scoperto tutte le dinamiche. Ha costretto tutti a misurarsi con la realtà. E quella realtà ha generato, dentro il centrosinistra tempiese, un malumore diffuso, ormai difficile da ricomporre. A quel punto, la decisione è stata formalizzata, almeno dentro gli ambienti. In una riunione del direttivo provinciale del Pd, tenutasi – ovviamente – a Olbia, alla presenza di dirigenti in larga parte olbiesi, è stata indicata la linea: soccorso al sindaco uscente Gianni Addis in difficoltà. Una scelta già anticipata da questa testata in autunno, e che oggi trova conferma nei fatti. Salvo smentite, che difficilmente ci saranno. Dopo l’adesione, è sorto un ulteriore problema insolito: gli elettori. Perché ad oggi, non si è riuscita a trovare una strategia comunicativa che possa giustificare questa alleanza. Per tale motivo, nessuna conferma, nessuna smentita. E la strategia, forse, sarebbe stata quella di far trovare il simbolo del PD direttamente al momento del voto, vicino a quello del sindaco uscente. Una decisione che, inevitabilmente, apre altri scenari.
Balata, non avrebbe ottenuto i risultati sperati, chiedendo l’aiuto in prima persona di esponenti regionali, chiamati per un intervento in extremis in soccorso di Addis. Si parla più precisamente di una lista di collegamento, dove il vero elemento riconoscibile potrebbe essere il simbolo del partito, più che i nomi, in gran parte estranei al direttivo tempiese. Un progetto di lista Pd che di nomi, tuttavia, ha bisogno e oggi punterebbe, tra i primi nomi che circolano, oltre che sullo stesso Antonio Balata, su Monia Iunco Ursola, già candidata in precedenti elezioni regionali.
Dall’altra parte, quando Marina Tamponi ha lasciato (e che oggi osserverebbe probabilmente divertita a quanto sta avvenendo), è rimasto con un nulla di fatto l’ex regista del Centro Sinistra tempiese Renato Cugini, che nel frattempo aveva perso prima del tempo l’alleato Mario Addis, il quale – per un errore di comunicazione a mezzo stampa – venne anticipato sull’alleanza con Biancareddu, che non poté più smentire, come fatto nei mesi precedenti, dichiarandone dunque l’adesione.
Cugini, che si era speso molto nei mesi precedenti, non poteva certo accettare di uscire di scena con un secondo flop dopo quello di Tamponi, che forse tra le righe aveva capito il possibile secondo fine. Perché Cugini, secondo indiscrezioni, avrebbe dovuto tentare di costruire una lista quantomeno di disturbo. Il motivo, lo si vedrà tra poco. Da qui infatti l’intuizione: richiamare in campo Romeo Frediani, mettendo insieme anche la volontà di Giampiero Cannas (Rifondazione Comunista) di creare una lista di rappresentanza, pur di esserci. Frediani, dunque; un nome che punta a recuperare consenso con il ricordo della legislatura di 15 anni fa, con l’obiettivo – sempre secondo alcune indiscrezioni, e salvo smentita – di orientarsi su Biancareddu in caso di ballottaggio. Attorno si muovono, come detto, Rifondazione Comunista di Giampiero Cannas e Sinistra Futura dello stesso Cugini, con Angelo Cossu e Giovanni Tendas tra i principali pilastri.
Tempio non è nuova a queste dinamiche. Ma raramente si era arrivati a un livello di scomposizione così evidente. E soprattutto, raramente era apparso così chiaro che le decisioni più importanti venissero prese altrove. E poi c’è il resto.
Restando nell’area del centrosinistra, ma fuori da queste dinamiche – e forse in attesa di capitalizzare il malumore di un elettorato sempre più disorientato, spesso incapace di decifrare logiche apparse contraddittorie e lontane dai bisogni della città – si collocano Nicola Comerci di Sinistra Italiana, Antonio Addis di Europa Verde, gli attivisti del Movimento 5 Stelle coordinati da Alessandro Asole e i Rossomori che, insieme a Resistenza Gallura di Alessandro Cordella, avrebbero scelto di non prendere parte a queste complesse manovre, confluendo invece nella coalizione civica guidata da Fabrizio Carta, mantenendo così l’orientamento originario e senza mai modificarlo.
Pertanto il rischio, a questo punto, non è solo quello di perdere una partita elettorale. È quello di perdere il controllo del campo. E quando succede, la politica smette di essere strategia. Diventa reazione. E le reazioni, si sa, non sempre sono prevedibili. Soprattutto a Tempio.
