L’uscita di Tempio dall’Unione dei Comuni.
Il confronto sull’eventuale uscita di Tempio Pausania dall’Unione dei Comuni Alta Gallura si sposta sul terreno del referendum. Fabrizio Carta, capogruppo consiliare di Tempio Ritorna Città, annuncia infatti la presentazione di una proposta per sottoporre ai cittadini la permanenza del Comune nell’Unione. L’iniziativa era stata anticipata in Consiglio comunale e arriva dopo il primo atto con cui la sindaca Gianna Masu ha avviato il percorso verso il recesso. Per Carta, una decisione destinata ad avere conseguenze su servizi, risorse e rapporti con gli altri centri dell’Alta Gallura non può prescindere dal coinvolgimento della popolazione: “No alla Tempio Exit. Una scelta destinata a incidere sui servizi, sulle risorse e sulle relazioni della nostra città con l’intera Alta Gallura merita un confronto pubblico e un pronunciamento dei cittadini”.
Il capogruppo contesta innanzitutto l’assenza dell’uscita dall’Unione dal programma elettorale e dalle linee programmatiche della maggioranza. “L’uscita dall’Unione non è stata proposta ai tempiesi nel programma elettorale di Gianna Masu e non è stata indicata come obiettivo nelle linee programmatiche presentate al Consiglio – afferma Carta -. Manca quindi un mandato politico esplicito su una decisione di questa portata. Se lo avesse detto prima, non è detto che sarebbe arrivata al ballottaggio. Vincere le elezioni attribuisce la responsabilità di governare, ma non equivale a ricevere un’approvazione preventiva per qualsiasi scelta di questa portata”.
Nel mirino finisce anche la lettera del 30 giugno, con cui la sindaca aveva comunicato all’Unione e agli altri Comuni l’intenzione di avviare il percorso di recesso. “Prima ancora dell’insediamento del nuovo Consiglio comunale e della nomina della Giunta, la Sindaca, sola nel palazzo, aveva già annunciato all’esterno un orientamento destinato a condizionare i rapporti con tutto il territorio. Quale organo aveva discusso quella scelta? Quale valutazione dei costi, dei benefici e delle conseguenze l’aveva preceduta?”, incalza Carta.
Il consigliere critica inoltre i tempi del confronto in aula.
“È sconcertante e politicamente scorretto che il Consiglio, chiamato a deliberare sull’eventuale recesso, sia stato l’ultimo a saperlo. Una lettera inviata il 30 giugno all’Unione e agli altri Comuni non è stata trasmessa ai consiglieri, mentre il confronto formale in aula su quell’intenzione è arrivato soltanto il 24 settembre, grazie alla richiesta delle minoranze di convocare un Consiglio dedicato. Quasi tre mesi dopo. E pur sapendo del punto all’ordine del giorno, non ci ha spiegato nulla sulle motivazioni! È una mortificazione del ruolo dell’assemblea: il Consiglio comunale non può essere chiamato a discutere per ultimo ciò che soltanto esso può deliberare”, riprende il consigliere.
Carta richiama quindi le competenze del Consiglio comunale previste dallo Statuto e quelle stabilite dallo Statuto dell’Unione per il recesso: “La Sindaca non poteva sostituire con la propria firma la volontà del Consiglio. I pieni poteri non li ha e non li può avere. Rappresentare il Comune non significa assorbire le prerogative degli altri organi ad interim. Il Consiglio comunale non è un ufficio di ratifica di decisioni annunciate altrove, lei non ha pieni poteri e noi non siamo al Papeete”.
Secondo il capogruppo, la comunicazione del 30 giugno non sarebbe sufficiente a determinare il recesso. “Ai fini del recesso, quella lettera è carta straccia – sottolinea Carta -. Non determina l’uscita, non sostituisce la deliberazione e non consente di rispettare una scadenza che richiedeva il voto del Consiglio. Ha però un peso politico: abbiamo comunicato agli altri che intendiamo andarcene, mentre continuiamo a far parte dell’Unione. È un’incertezza che rischia di indebolire la fiducia e la capacità di progettare insieme, e perdere quel che già c’è, vedasi il Plus”. La procedura, ricorda Carta, prevede maggioranze specifiche per le modifiche statutarie: due terzi nella prima votazione e, in assenza del quorum, due successive votazioni con la maggioranza assoluta: “La maggioranza di governo, da sola, non dispone dei due terzi. Nessuno può quindi presentare questa scelta come già acquisita”.
Anche sul rispetto delle scadenze il consigliere solleva dubbi: “La lettera del 30 giugno non ha salvato il termine del 2026. Secondo questa scansione, il passaggio utile sarebbe una deliberazione entro giugno 2027, con effetti dal 2028. E restano da affrontare servizi, rapporti e impegni finanziari già assunti”.
La posizione contraria all’uscita riguarda anche il futuro dei rapporti territoriali.
“Tempio deve recuperare autorevolezza attraverso progetti, presenza e alleanze. Chi vuole uscire deve dimostrare, documenti e numeri alla mano, quale alternativa offra maggiori opportunità. Non possiamo mettere in discussione relazioni consolidate sulla base di risultati ancora soltanto annunciati. In tutto ciò, la maggioranza manca di rispetto al territorio non partecipando alle sedute dell’Unione. Un pasticcio”.
Da qui la scelta di puntare sul referendum, attraverso gli strumenti previsti dallo Statuto comunale e dal Regolamento del Consiglio: “Presenterò la proposta perché venga istruita e sottoposta al Consiglio, seguendo le procedure necessarie per una consultazione formale, con un quesito ammissibile e informazioni trasparenti. Chiederò a tutti i consiglieri di sostenerla. Se la Sindaca ritiene che uscire sia davvero la scelta migliore, accetti di spiegarlo ai tempiesi e di ascoltarne la volontà. Il futuro della città merita un mandato chiaro: non può essere anticipato da una lettera firmata da una persona sola. Qualora la maggioranza votasse contro la delibera di istituire il referendum, faremo la raccolta firme per raggiungere il 20% degli aventi diritto. E se voterà il 40% degli aventi diritto, il Consiglio comunale dovrà prendere atto del risultato”.
