Ergastolo per il giovane che uccise il padre ad Arzachena

omicidio arzachenaIn alto a destra la vittima; in basso a destra il figlio imputato per l'omicidio del padre. Sullo sfondo il video dell'aggressione

L’ergastolo per Michele Fresi di Arzachena.

Il dramma familiare di Arzachena si è chiuso ieri in aula con la sentenza della Corte d’assise di Sassari: ergastolo con isolamento diurno per un anno per Michele Fresi, il 29enne che la notte tra il 27 e il 28 dicembre 2023 uccise il padre Giovanni sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e in preda ad allucinazioni, aggredendo anche un’amica e due carabinieri intervenuti per fermarlo. Il giovane, assistito dall’avvocato Pierfranco Tirotto, ha ascoltato la condanna con lo sguardo rivolto a terra, dichiarando di essere pronto a espiare la pena mentre veniva riportato in carcere.

La difesa aveva invano cercato di sottolineare le complesse condizioni psichiche dell’imputato, aggravate dall’abuso di droghe e da un’infanzia segnata dall’abbandono materno. Secondo Tirotto, la pena sarebbe eccessiva e non terrebbe conto del percorso rieducativo seguito in carcere, con comportamenti giudicati esemplari. La Corte, presieduta da Massimo Zaniboni, ha invece riconosciuto Fresi colpevole di omicidio aggravato dal vincolo parentale, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali, escludendo solo un’aggravante relativa al ferimento dell’amica.

Le parti civili hanno ricevuto provvisionali: 363mila euro alla compagna della vittima, Anna Maria Cudoni, e importi minori per l’amica e i carabinieri feriti. Cudoni, unica testimone indiretta del drammatico episodio, ha ricordato di aver seguito tutto al telefono, vedendo tramite geolocalizzazione il corpo del compagno agonizzante in via Ruzittu. Fresi aveva perso il controllo dopo aver assunto Lsd e cocaina, dichiarando di non ricordare l’omicidio. La perizia psichiatrica ha confermato la capacità di intendere e volere al momento del fatto, consolidando così la decisione della Corte.

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