La minoranza di Arzachena chiede una svolta radicale.
Mentre il 2025 è giunto al termine, il bilancio per la città di Arzachena si muove tra la forza di un’identità che resiste e la necessità di una politica che sappia finalmente guardare oltre l’ordinario. In questo scenario, Fabio Fresi, consigliere comunale di minoranza, emerge come una delle voci più attente nell’analizzare le dinamiche di un territorio complesso, capace di gestire flussi da metropoli pur mantenendo l’anima di un comune di poco più di 13.400 abitanti. Lo abbiamo incontrato per riflettere sulle ferite aperte di quest’anno e sulle prospettive di una “svolta radicale” che attende il 2026.
Il valore più prezioso da preservare è il capitale umano.
Fresi non ha dubbi: il valore più prezioso da preservare è il capitale umano. “Salvo le persone e la passione civile di una comunità che continua a credere in sé stessa anche quando le istituzioni appaiono fragili”. Per il consigliere di minoranza, Arzachena non è affatto una realtà stanca, ma una comunità che tiene insieme con forza lavoro, relazioni e identità. Tuttavia, riconosce come questa energia sia spesso frenata dall’incertezza: “Mi dispiace quando vedo che questa energia a volte si esprime attraverso reazioni segnate dalla paura, dall’incertezza o dalla sensazione di non poter incidere davvero sulle scelte”. Il suo auspicio è che la comunità torni a credere che il cambiamento sia possibile, ma solo attraverso una scelta di condivisione profonda.
L’analisi di Fresi sull’anno trascorso è netta e non risparmia critiche all’attuale amministrazione, definendo l’eredità del 2025 come “pesante”. Il punto più doloroso riguarda la gestione della comunità per anziani, descritta come una situazione non governata che ha prodotto una ferita morale profonda. “Quando un’amministrazione rinuncia alla responsabilità, smarrisce il senso stesso della cura”.
Il consigliere evidenzia inoltre gravi carenze sul fronte della sicurezza, citando il blocco del commissariato di Porto Cervo, e un segnale “troppo timido” della politica locale sul tema del contrasto alla droga. Infine, Fresi punta il dito contro l’attuale pianificazione urbanistica: “Ci troviamo di fronte a un ‘Puc per pochi fortunati’, privo di una visione complessiva e, a tratti, punitivo verso la fascia più ampia della popolazione”. Per lui, Arzachena sta vivendo una condizione di “galleggiamento” che non rende giustizia alla sua importanza internazionale.
Chiesto un cambio di passo radicale.
Per il nuovo anno, la parola d’ordine è “cambio di passo radicale“. Fresi immagina un processo partecipativo vero, dove la pianificazione torni a nascere dal basso e non sia calata dall’alto secondo logiche di potere. In questa visione, propone un’opera strategica e simbolica: “Una grande piazza civica dedicata in modo chiaro e inequivocabile alla famiglia Aga Khan, un luogo vivo di memoria e costruzione di buone pratiche”.
Accanto ai simboli, Fresi invoca scelte concrete: infrastrutture, trasporti pubblici strutturali e una strategia di destagionalizzazione basata sulla qualità della vita. “Arzachena deve superare una mentalità da ‘paese amministrato come un paese’ e riconoscersi per ciò che è: uno dei luoghi simbolo del Mediterraneo”. La sfida per il 2026 è chiara: abbandonare le vecchie logiche per aprire una stagione nuova, fondata sull’ascolto e sul coraggio del cambiamento.
