Un articolo per omaggiare Jean-Claude Lesuisse.
A un mese esatto dalla sua scomparsa, avvenuta il 2 dicembre scorso all’età di 78 anni, la Sardegna
e il mondo dell’architettura si stringono ancora una volta nel ricordo di Jean-Claude Lesuisse. Non
è stato solo un architetto, ma un sarto del paesaggio, capace di cucire pietre e legni sulla pelle della Gallura, creando quell’identità visiva che oggi tutto il mondo ammira.
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Dalla scuola di Couelle alla “casa-scultura”
Il percorso di Lesuisse nell’isola è iniziato con un apprendistato d’eccellenza al fianco di Savin Couelle. Da lui non ha solo appreso la tecnica, ma ha assorbito una filosofia costruttiva che ha poi trasformato in un linguaggio personale e riconoscibile. Se la Costa Smeralda ha oggi un volto iconico, lo deve in gran parte a lui: le sue “case-scultura” sono inni all’architettura organica, dove la mano dell’uomo sembra proseguire il lavoro della natura.
Il legame profondo con la terra gallurese.
Arrivato a La Maddalena nel 1966, Lesuisse iniziò la sua carriera italiana al fianco dell’architetto Marina Perrot. Quelli furono gli anni della formazione, del primo incontro con la luce e i materiali dell’arcipelago. Ma è negli anni ’90 che il suo legame con il territorio si fa definitivo: pur lavorando a Porto Cervo, scelse di vivere in uno stazzo ad Arzachena, segno di un rispetto profondo per l’autenticità e le tradizioni locali.
L’estetica della materia: granito, ginepro e piombo
Chi entra in una creazione di Lesuisse percepisce immediatamente un senso di protezione e fluidità. Eccelleva nell’uso degli archi e delle volte, che donano movimento agli spazi interni. La sua firma era materica: Il granito locale, che si fonde con la macchia mediterranea. Il ginepro, spesso lavorato a mano per conservarne le forme sinuose. Il piombo, utilizzato con rara maestria tecnica in dettagli e finiture artistiche.
Dalle ville nel Parco del Pevero e a Cala di Volpe, fino al complesso di Piazza del Principe a Porto Cervo, le sue opere definiscono il volto del lusso sardo inteso come armonia assoluta con L’ambiente.
Un’eredità di grazia e gentilezza.
Al di là del genio professionale, ciò che oggi, a trenta giorni dalla sua partenza, resta più vivo nei cuori di chi lo ha conosciuto è la sua umanità. Jean-Claude era un uomo a modo, gentile, di una bontà d’animo che rifletteva la serenità delle sue opere.
In un’epoca in cui l’architettura spesso fatica a rispettare l’ambiente, la lezione di Lesuisse brilla pe autenticità. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nella moglie Monique e nei figli Patrik e Brigitte, ma il suo talento continuerà a vivere e respirare tra quelle pareti di granito che sembrano abbracciare il mare. Il suo ricordo continuerà a brillare sotto il cielo di quella Sardegna che lui ha tanto amato, e che da lui è stata resa eterna.
