Il Time in Jazz bannato su Instagram.
A un mese dal via della sua 39esima edizione, il Time in Jazz si ritrova senza il proprio account Instagram a causa di Meta. L’algoritmo ha cancellato anni di storia di uno dei più importanti festival musicali internazionali e una comunità di ben 20.000 follower è stata improvvisamente privata di ogni contenuto storico e recente.
Cosa è successo.
La pagina è stata disattivata per presunte violazioni degli standard della community, lasciando gli organizzatori di fronte a un muro di risposte automatiche fornite dall’intelligenza artificiale, senza alcuna possibilità di confrontarsi con un operatore umano. Si tratta della cancellazione immediata di nove anni di narrazione digitale per una manifestazione che vanta una storia quasi quarantennale. Per non restare paralizzati a ridosso dell’evento, che si terrà in Sardegna dall’8 al 16 agosto e sarà dedicato a Miles Davis, gli organizzatori hanno reagito inaugurando un nuovo profilo ufficiale (@timeinjazz2026) per tutelare la promozione degli artisti, dei luoghi e degli sponsor coinvolti.
I vertici del festival si muovono ora su due fronti. Da una parte puntano a recuperare l’archivio dei vecchi contenuti, dall’altra intendono avviare un’azione legale in ambito comunitario. L’obiettivo è sollevare una questione cruciale sul profondo squilibrio tra utenti e colossi social, contestando la legittimità di decisioni arbitrarie prese da algoritmi che danneggiano pesantemente realtà culturali e associative. Per Time in Jazz, subire un simile oscuramento rappresenta un danno gravissimo all’immagine e al lavoro di anni, e ribadisce la necessità che la diffusione della cultura non rimanga ostaggio della discrezionalità tecnica delle piattaforme private.
La denuncia di Paolo Fresu.
Il musicista Paolo Fresu ha denunciato il provvedimento inspiegabile di Meta avvenuto nei giorni scorsi, a poche settimane dall’inizio dell’edizione 2026 del suo festival. “Da un lato vogliamo capire cosa è accaduto – dichiara il jazzista – e poi vogliamo agire con un eventuale procedimento legale in ambito comunitario. Impegnandoci per riequilibrare quel rapporto tra utenti e fornitori della piattaforma social, perché è disdicevole che realtà impegnate in ambito culturale come la nostra, dove parliamo di territorio,, tutto quello che noi dobbiamo fare attraverso il nostro festival, possa essere letto come un inganno, come un qualcosa che può ledere la comunità. Sappiamo che sono aziende internazionali che hanno grandi interessi, ma noi non possiamo e non dobbiamo piegare la testa davanti a soprusi come questo”, ha concluso Fresu.
