Allarme sicurezza in Costa Smeralda: cala la vigilanza, aumentano i furti

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L’allarme sicurezza in Costa Smeralda.

Non sono una novità, i furti in Costa Smeralda. Ma l’estate del 2025 sarà ricordata per l’irruzione sulla scena mondana del volgare scippo, un fenomeno finora sconosciuto da queste parti e poco consono ad un luogo di vacanze esclusivo e, fino a qualche anno fa, protetto da eccezionali misure di sicurezza. Obiettivo dei ladri, i costosi orologi al polso dei milionari. Spesso seguiti, sorpresi e alleggeriti durante la passeggiata serale tra le vetrine di Porto Cervo, ma talora aggrediti anche durante gli spostamenti in auto o al rientro nelle ville o negli appartamenti.

Questa piccola criminalità da scenario metropolitano si è imposta in Costa Smeralda proprio per il progressivo smantellamento della rete di sicurezza. Alle ben note carenze d’organico di carabinieri e polizia, i cui distaccamenti hanno personale largamente insufficiente, si è aggiunto negli ultimi anni anni il severo ridimensionamento del servizio di vigilanza del Consorzio Costa Smeralda, istituto nato fin dai tempi della fondazione del comprensorio turistico.

La vigilanza ha infatti ridotto drasticamente le assunzioni di stagionali. Per schematizzare tutto con i numeri, fino ad una decina d’anni fa il Consorzio arrivava a mettere sotto contratto per la stagione estiva anche una novantina di dipendenti, la cui presenza sul campo si aggiungeva a quella delle trenta guardie assunte a tempo determinato e sul campo per tutti i dodici mesi. Questo imponente dispiegamento di forze permetteva un controllo capillare del territorio e tempi d’intervento molto ridotti.

Le sei zone in cui è suddiviso il territorio consortile, tra l’hotel Pitrizza e la spiaggia di Razza di Juncu, erano normalmente controllate da tre o quattro pattuglie, ciascuna delle quali composta da due uomini: il protocollo interno, infatti, prevedeva che nel caso di un allarme l’intervento dovesse essere svolto da almeno due guardie. Il villaggio di Porto Cervo era invece presidiato da almeno un uomo a piedi, cui se ne aggiungeva un altro nei periodi di punta.

Questa organizzazione oggi appare solo un ricordo sbiadito. Non è un caso che gli scippi siano avvenuti in assenza di vigilanza nel villaggio di Porto Cervo, servizio che era stato soppresso per essere poi ripristinato dopo il grande clamore mediatico suscitato dai turisti alleggeriti dei loro costosissimi Rolex. Ma anche la presenza sulla parte restante del territorio è stata fortemente ridotta, proprio per la penuria di personale.

Tornando a qualche anno fa, buona parte degli stagionali veniva impiegata in postazioni fisse, in particolare il piantonamento di ville su richiesta di privati. Esempio più conosciuto, il servizio nelle residenze dell’oligarca uzbeko Alisher Usmanov che garantiva alla vigilanza introiti milionari, prima che Usmanov venisse incluso nella black list dei sodali di Putin e ciò gli impedisca, dal 2022, di mettere piede in Sardegna.

Ma non è certo la guerra in Ucraina ad essere stata la causa di questo ridimensionamento, poiché la vigilanza a domicilio è ancora molto richiesta e va tuttora ben oltre la domanda dei soli milionari russi. La politica di contenimento dei costi, in fin dei conti, è costata una stagione molto negativa sul piano della sicurezza, tra le peggiori che la storia della Costa Smeralda ricordi.

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