Problemi nella frazione di Olbia a causa dell’acqua non potabile.
Nella frazione di Mamusi resta in vigore il divieto di utilizzare l’acqua erogata per il consumo umano. Il Comune di Olbia, con l’ordinanza sindacale numero 68 firmata oggi 29 settembre, ha revocato il precedente provvedimento del dicembre 2025 relativo ai trialometani totali, ma ha confermato le restrizioni introdotte nei giorni scorsi a causa del superamento di alcuni parametri microbiologici.
Le verifiche della Asl Gallura.
La nuova ordinanza fa seguito alle verifiche effettuate dal Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dell’Asl 2 Gallura. Dalle analisi del 28 settembre è emerso che i valori dei trialometani totali (Thm) sono tornati entro i limiti previsti dalla normativa. Rimangono invece fuori parametro batteri coliformi, Escherichia coli ed enterococchi intestinali. Per questo motivo il Comune ha disposto la revoca dell’ordinanza numero 99 del 9 dicembre 2025, che vietava l’utilizzo dell’acqua a fini alimentari proprio a causa del superamento dei trialometani. La situazione, però, non consente ancora di considerare l’acqua potabile, visto il permanere delle criticità microbiologiche.
Confermato il divieto di consumo.
Resta quindi pienamente operativo il provvedimento adottato il 25 settembre, con il quale era stato imposto il divieto di utilizzo dell’acqua nella subfrazione di Mamusi. In particolare, l’acqua non deve essere utilizzata come bevanda né per la preparazione di alimenti quando rappresenta uno degli ingredienti principali, come nel caso di minestre e preparazioni analoghe. L’ordinanza precisa invece che è possibile utilizzarla per il lavaggio degli alimenti e per l’igiene personale e domestica, ma esclusivamente dopo una bollitura prolungata di almeno 15 minuti. La disposizione resterà in vigore fino a quando l’Asl 2 di Olbia non comunicherà il ripristino delle condizioni di conformità dell’acqua rispetto ai parametri stabiliti dalla legge.
I controlli e la tutela della salute.
Il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, ha adottato il provvedimento seguendo le indicazioni dell’autorità sanitaria e per tutelare la salute pubblica. L’ordinanza richiama il decreto legislativo 18 del 23 febbraio 2023, che disciplina la qualità delle acque destinate al consumo umano, e l’articolo 50 del decreto legislativo 267/2000, che attribuisce al sindaco la possibilità di adottare ordinanze contingibili e urgenti in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica di carattere locale.
