In bicicletta fino a Capo Nord, Antonio Azara racconta la sua impresa

Antonio Azara di Santa Teresa ha concluso la “NorthCape4000”

di Francesco Giorgioni

Dal Trentino in bici fino all’estremo nord dell’Europa, Antonio Azara di Santa Teresa racconta la sua impresa nella “NorthCape4000“.

“La cosa che mi è mancata di più in assoluto è stato il caffè italiano. Un paio di volte ho mangiato la pizza e un’altra volta mi hanno offerto una pastasciutta. Ho dormito quasi sempre al coperto tranne l’ultima notte in Norvegia, quando mi sono dovuto accontentare di una panchina. Abbiamo pedalato molto spesso sotto la pioggia e anche col freddo: il 5 agosto, in Svezia, nell’albergo abbiamo trovato il caminetto acceso. Ma il tempo incerto era nelle previsioni e non ha rappresentato un problema. Insomma, non sono mai stato davvero in difficoltà e non ho mai pensato di abbandonare. Il momento più duro sono stati i sei chilometri finali, quelli nel tunnel prima di Capo Nord, anche perché avevo un copertone completamente consumato. Ma ormai il traguardo era dietro l’angolo”.

Antonio Azara, 46 anni, gallurese di Santa Teresa, è uno dei due sardi che nelle scorse settimane hanno concluso la NorthCape4000, ormai una classica delle maratone in bicicletta. Quattromila i chilometri che ha macinato in sella, la distanza che separa Rovereto da Capo Nord, il punto settentrionale più estremo d’Europa.
Eppure Antonio ne parla senza esaltarsi, come se stesse raccontando una passeggiata in ciabatte per andare a comprare il giornale, nell’edicola dall’altro lato della strada.
Quattromila chilometri completati in poco più di due settimane, partendo dal Trentino alle otto del 26 luglio per conquistare il traguardo norvegese il 10 agosto, alle sette di sera. Ampiamente entro il tempo limite fissato dagli organizzatori per ricevere l’attestato di Finisher.

Tappe massacranti tra i duecento e i trecento chilometri al giorno condivise con il suo compagno di viaggio, il cagliaritano Luca Manca. Entrambi avevano già partecipato alla NorthCape4000 nel 2021, ma stavolta si erano ripromessi di concludere la prova in un tempo inferiore. E così è stato.
I partecipanti – quest’anno circa cinquecento, provenienti da tutto il mondo – hanno l’obbligo di rispettare quattro posti di controllo. Dopo la partenza da Rovereto, i passaggi imposti erano a Monaco di Baviera, Berlino, la città svedese di Granna e il villaggio di Santa Claus a Rovaniemi, in Finlandia, a settecento chilometri dal traguardo.
Ciascuno dei ciclisti era seguito in tempo reale attraverso un collegamento Gps.

Antonio Azara si è iscritto alla NorthCape il 1 dicembre. Impiegato nello studio commerciale di famiglia, ha rispolverato le conoscenze acquisite con la laurea in Scienze Motorie per pianificare gli allenamenti, lunghe uscite nei fine settimana e poi, negli ultimi mesi il Giro di Sardegna e i 1200 chilometri della Grand Rando della Toscana.
“Il paese in cui abbiamo pedalato più a lungo è stata la Svezia, duemila chilometri prima del passaggio in Finlandia e, infine, il tratto finale in Norvegia. Avevamo sempre da mangiare a portata di mano, perché in bicicletta la crisi di fame non perdona. Facevamo rifornimenti in piccoli market, occasionalmente ci è capitato di rifocillarci in qualche tavola calda.
Per due volte, in Germania e in Svezia, siamo arrivati a fine tappa senza sapere dove avremmo dormito. Nel primo caso ci è venuta in soccorso una famiglia che ci ha ospitato per la notte, in Svezia abbiamo invece trovato riparo presso una signora ottantenne che aveva appena concluso il Cammino di Santiago: non solo ci ha concesso una stanza, ma ci ha anche preparato la cena e la colazione, alle cinque del mattino dopo”.

Antonio e il suo compagno di viaggio Luca hanno dormito, in media, quattro ore a notte. Le partenze avvenivano sempre alle prime luci del giorno e gli arrivi di tappa a sole già tramontato, affinché potesse essere rispettata la tabella di marcia giornaliera. Mentre nel 2021 l’ironman teresino aveva pedalato su una bici da corsa, stavolta ha preferito una gravel, una sorta di mix tra bici da strada e mountain bike. Ovviamente, equipaggiata con capienti borse da viaggio.

Non avevamo prenotato nulla, ma quasi sempre siamo riusciti a trovare un alloggio all’ultimo momento. In Germania, una notte, una signora ha aperto la sua pensione apposta per noi, ci ha portato in camera una bottiglia di vino, ci ha preparato la cena, ha lavato i nostri indumenti e ce li ha restituiti caldi e asciutti per la partenza. A Berlino, il 30 luglio, ho festeggiato il mio compleanno. Si fa per dire, non c’era molto tempo per festeggiare”.

Antonio ha annotato sulla sua pagina Facebook le statistiche della formidabile cavalcata: 4074 chilometri percorsi, quasi trentamila metri di dislivello, 64mila calorie spese in 179 ore di sella.

Cosa serve per compiere un’impresa come la NorthCape4000?
La testa. Quel che ti permette di andare avanti è la forza mentale, le gambe contano solo per il 20 per cento”.

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