Bambino segretato in casa a Arzachena, arrestata la zia. L’audio shock: “I demoni ti portano all’inferno”

La vicenda del bambino segretato in casa ad Arzachena.

“Una vicenda che ci ha lasciato veramente sconcertati”. Sono queste le parole del procuratore capo di Tempio Gregorio Capasso in merito alle indagini riguardo il minore di Arzachena vittima di segregazioni e violenze da parte dei genitori, che hanno portato ora anche all’arresto della zia di Olbia.

Bambino segregato in casa ad Arzachena: arrestata anche la zia

Le indagini, avviate il 29 giugno 2019 con l’arresto dei genitori, si sono avvalse del protocollo stilato dalla Procura della Repubblica di Tempio in collaborazione con la Diocesi di Tempio Ampurias e dei protocolli ministeriali in materia di reati contro soggetti particolarmente deboli. Il caso è risultato particolarmente urgente data la gravità delle violenze e della reiterazione del reato nel lungo periodo.

Immediatamente dopo l’arresto i genitori del minore non risposero alle accuse, ammettendo poi i reati ma ridimensionandoli in un’ottica che comunque non convinse gli inquirenti. Da qui si mossero le indagini che portarono a raccogliere le testimonianze di tutto l’ambiente che ruotava intorno al bambino. Rivelando il profilo di un bambino ben voluto all’interno della comunità e con un alto profitto scolastico. Importante in questo senso la testimonianza di un genitore di un compagno di scuola della piccola vittima.

Dopo il sequestro di tutti i cellulari delle persone coinvolte, sono state ritrovate delle registrazioni, probabilmente realizzate involontariamente, che sono risultate un elemento fondamentale nel corso delle indagini. Queste stesse registrazioni hanno messo in luce come il “vero dominus della vicenda” fosse in realtà un terzo soggetto, identificato con la zia del piccolo.

Altro dato che ha “lasciato senza fiato” gli stessi inquirenti è il ritrovamento di alcune registrazioni di voci alterate in cui il bambino veniva minacciato di “essere portato all’inferno dai demoni”. Secondo gli inquirenti la zia asarebbe stata l’artefice delle “punizioni” inflitte al minore.

L’inizio di questa vicenda avvenne grazie alla telefonata dell’undicenne al 112, alla ricerca di una persona a lui affettivamente vicina e da cui veniva tenuto lontano dalla famiglia. La chiamata, partita da un cellulare privo di SIM, è stata presa in carico dal centralino dell’Arma che con grande esperienza ha instaurato un rapporto di fiducia col piccolo tale da permettergli di confidare più informazioni possibili.

Oltre ai genitori dell’undicenne, i carabinieri del Nucleo territoriale di Olbia, guidati dal colonnello Davide Crapa, hanno proceduto, quindi, ieri sera, anche all’arresto della zia del bambino.

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