Ragnedda ribadisce di essersi difeso da Cinzia Pinna e ha chiesto scusa.
A un anno dall’omicidio di Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo uccisa la notte tra l’11 e il 12 settembre 2025 nella tenuta di Conca Entosa a Palau, il killer reo confesso continua a sostenere di essersi difeso. Lo ha fatto ancora inviando una lettera dal carcere per ribadire la sua versione dei fatti. Invece, secondo la Procura di Tempio avrebbe approfittato della vulnerabilità della giovane, mai vista prima, caricandola in auto ubriaca alle 4 del mattino per poi farla salire in auto e condurla a Conca Entosa. L’imputato l’ha poi uccisa sparandole a bruciapelo tre colpi di pistola al volto mentre era seduta sul divano, dunque in una posizione del tutto inoffensiva.
La vittima è stata ritrovata seminuda, con addosso soltanto la canotta e il reggiseno e con i pantaloni adagiati sopra il corpo. Il dibattimento davanti alla Corte d’assise di Sassari prenderà il via il 10 novembre, mentre i familiari della giovane si sono già costituiti parte civile tramite i legali Antonella e Nino Cuccureddu.
La lettera.
L’imprenditore quarantaduenne di Arzachena Emanuele Ragnedda ha inviato una lettera dal carcere per ribadire la sua versione dei fatti. L’uomo, reo confesso e in custodia cautelare dal 24 settembre successivo all’omicidio, continua a sostenere attraverso i propri legali di aver agito per legittima difesa. “Dopo mesi di sofferenza e riflessione interrompo il silenzio mediatico per invitare al rispetto alla prudenza e al garantismo che questa tragedia merita – scrive Ragnedda in una lettera -. Una vicenda che ha travolto e sconvolto le vite di due esseri umani, ognuno dei quali aveva le proprie criticità e le proprie positività, e delle rispettive famiglie e comunità. In questi mesi sono rimasto inerme davanti alla creazione di una narrativa basata su informazioni parziali, sommarie e spesso del tutto false. Una narrativa che ha portato al deterioramento di legami affettivi, familiari e sociali, nella quale fin troppo è stato dato per scontato.”
L’imprenditore spiega la motivazione del suo lungo riservo prima di tornare a ribadire la propria versione dei fatti. “Fino ad oggi ho scelto di accettare tutto questo per rispetto del dolore che questa vicenda ha causato a tutti noi. Adesso sento il dovere di ribadire ciò che ho vissuto. Mi sono trovato nella peggiore delle condizioni umane, quella di dovermi difendere da una aggressione violenta, immotivata ed ingestibile. Una reazione imposta dall’istinto di sopravvivenza che ha avuto, purtroppo, un esito tanto tragico quanto involontario.”
Ragnedda si sofferma poi sui giorni successivi al delitto e rivolge un pensiero di scuse alla famiglia della vittima per il lasso di tempo trascorso prima della costituzione: “Ho affrontato i giorni seguenti in uno stato di incredulità e angoscia finché ho trovato la forza di raccontare tutto alle autorità e affidarmi alla giustizia con tutto me stesso, assumendomi la responsabilità di un gesto disperato compiuto in circostanze ingestibili. Circostanze che solo chi come me ha vissuto può davvero capire. Mi sono reso conto, a posteriori, che quei dodici giorni tra il fatto e la sua confessione hanno aggiunto ulteriore angoscia e dolore ai familiari di Cinzia e di questo oggi chiedo perdono.”
In vista del giudizio in aula, l’imputato conclude riaffermando la tesi della legittima difesa e manifestando il proprio cordoglio. “Mi preparo ad affrontare le fasi processuali con totale fiducia negli elementi che aiuteranno a dimostrare che sono stato aggredito, che mi sono difeso e che, purtroppo, questa tragedia si sarebbe potuta e dovuta evitare. La gratitudine di essere ancora vivo è superata dal dolore immenso per quello che è successo. Ogni mio pensiero va a Cinzia, alla sua famiglia e alla mia, con le quali condivido dolore e consapevolezza”.
