Femminicidio Cinzia Pinna, Ragnedda insiste: “Mi sono difeso”

Cinzia Pinna omicidioL'omicidio di Cinzia Pinna a Conca Entosa

L’omicidio di Cinzia Pinna.

Alla vigilia della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, Emanuele Ragnedda è stato interrogato in carcere dopo l’omicidio di Cinzia Pinna. Il 41enne ha fornito la stessa versione davanti pubblico ministero Noemi Mancini, dichiarando di essersi difeso. L’uomo ha ribadito stessa la versione dei fatti già fornita al gip, sostenendo di essere stato aggredito dalla 33enne di Castelsardo, la notte tra l’11 e 12 settembre.

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Ragnedda a supporto della sua tesi ha mostrato i segni dell’aggressione: alcuni tagli ai lati delle labbra, raccontando che la donna aveva un coltello in mano e glielo avrebbe puntato sul volto. Così lui ha sparato i tre colpi al volto della Pinna.

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La 33enne di Castelsardo fu uccisa a colpi di pistola dall’imprenditore nella sua tenuta di ConcaEntosa, tra Palau e Arzachena e il suo corpo semisvestito fu nascosto in uno dei suoi terreni. Gli investigatori non credono alla ricostruzione del principale indagato. Questo perché le analisi del medico legale sul corpo della vittima e i sopralluoghi sul luogo del delitto smentiscono il movente della legittima difesa.

Poi c’è il nodo dei dispositivi informatici. Ragnedda comunicava attraverso un pc, che è in corso di analisi affidata al perito informatico Andrea Cappai nominato dalla Procura. I dati estratti sono fondamentali per ricostruire il delitto e quanti complici ci sono. Per ora sono due: Luca Franciosi e Rosa Maria Elvo, iscritti nel registro degli indagati per favoreggiamento. Ancora oggi è mistero sugli effetti personali di Cinzia Pinna, ad oggi scomparsi, forse distrutti.

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