Stuprata e uccisa, ma il caso fu archiviato: il femminicidio di Ada Ciocchetti a Olbia

Il femminicidio dell’8 marzo ”senza colpevoli” di Ada Ciocchetti.

Fu stuprata e uccisa proprio l’8 marzo, giorno in cui si celebra la Giornata Internazionale delle Donne. Per trentacinque anni l’assassino di Ada Ciocchetti è ancora tra noi e potrebbe essere libero di girare nelle strade di Olbia perché allora la “giustizia” aveva deciso che quel caso era da archiviare. Il femminicidio si consumò nelle campagne delle Vecchie Saline, a pochi passi dall’omonima spiaggia.

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La sua colpa? Quella di essere andata a raccogliere degli asparagi in campagna in pieno giorno. Ada Ciocchetti aveva 57 anni, sposata e mamma, originaria di Perugia. La donna, con la famiglia, aveva scelto di cominciare una nuova vita a Olbia, allora tranquilla cittadina gallurese di poco più di 40 mila abitanti. Ma quella tranquillità si squarciò quell’otto marzo del 1990 quando la città celebrava la Giornata Internazionale delle Donne, mentre un uomo aveva deciso che quello era il giorno perfetto per uccidere una donna.

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Ucciderla in quanto donna, perché per l’assassino di Ada Ciocchetti le donne non valevano nulla. Infatti l’uomo senza nome non solo si sentì in diritto di stuprarla, ma voleva eliminarla: stringendole il collo con una forza tale da toglierle la vita. Ma non prima di massacrarla di botte per vincere ogni sua resistenza. La donna fu trovata da suo marito con pantaloni e slip abbassati.

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La Procura aprì le indagini per omicidio con movente sessuale. La famiglia non ha mai creduto all’ipotesi del maniaco sconosciuto, ma è fermamente convinta che ci fu un depistaggio. Le indagini inizialmente si focalizzarono su un professionista di Olbia. Tuttavia, non fu mai rinvenuta alcuna prova. Il caso fu archiviato dopo pochi anni, nel 1993, senza un colpevole, come spesso accadeva all’epoca per i delitti contro le donne, provocando un grave dolore per la famiglia e per il marito, che morì dopo poco tempo per il trauma.

Storia di diritti recenti.

Riportare alla memoria questo caso è fondamentale per comprendere come i diritti delle donne sono solo una conquista recente in Italia e come fino a tempi recenti pochi casi di violenza sulle donne, anche estrema, come il femminicidio, finivano con una condanna (o con una punizione severa). Volontà di tempi in cui le donne erano considerate cittadine di serie B, quando dal 1990 erano passati appena 9 anni dall’abrogazione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore per le vittime di stupro.

Solo ad oggi, dopo 35 anni dal delitto, due leggi espliciteranno maggiormente le tutele verso le donne: si introducono nel codice penale il delitto di femminicidio e la nozione del consenso nel reato di violenza sessuale. Con il termine femminicidio si intende l’uccisione di una donna in quanto tale. L’introduzione di un reato specifico ha lo scopo di riconoscere e contrastare la matrice discriminatoria e sistemica di tutti i reati contro le donne, applicando pene più severe, fino all’ergastolo.

Fa da apripista il 2013, a ben 23 anni dal delitto a Olbia, con la Ratifica della Convenzione di Istanbul (Legge n. 77/2013). Fu il primo strumento internazionale per prevenire e contrastare la violenza contro le donne. Lo stesso anno in Italia vengono introdotte nuove aggravanti, note come Legge Femminicidio ed è la prima volta che questo termine entra nel contesto normativo, estendendo l’aggravante del vincolo coniugale/affettivo ad alcune figure di reato, includendo anche l’ex coniuge e l’ex convivente.

Si è atteso solo il 2025 per introdurre la nozione di consenso per reprimere i reati sessuali (l’anno in cui fu uccisa Ada Ciocchetti lo stupro non era un reato contro la persona). Dopo l’entrata in vigore della legge, la vittima non dovrà più provare che l’atto sessuale è avvenuto con violenza, minaccia o abuso di autorità (o per abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima) e dimostrare di essersi cautelata dalla violenza in tutti i modi.

Con l’introduzione della nuova normativa, sopratutto con la nozione di consenso “attuale”, ad esempio, l’abbigliamento indossato dalle vittime non sarà più un dettaglio per mettere in discussione la credibilità delle donne. Non dimenticare questa storia è importante anche per ricostruire il contesto dell’epoca in cui è avvenuto il delitto, ma anche per comprendere perché non c’è stata alcuna volontà di scoprire e condannare l’assassino di Ada Ciocchetti. Olbia non l’ha dimenticata ed è forte la speranza che l’incremento odierno delle tutele verso le donne possa portare alla riapertura del caso.

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