I coltivatori di canapa della Sardegna in piazza: “Serve una legge regionale”

I coltivatori di canapa della Sardegna in piazza a Cagliari.

Canapicoltori in piazza questa mattina a Cagliari, sotto i portici del Consiglio regionale sardo, per chiedere alla politica attenzione e tutele su un settore che nell’isola conta centinaia di aziende agricole, ma che èincatenato da mille pastoie burocratiche e vessato da una normativa nazionale poco chiara, che si è tradotta, negli ultimi mesi, in un’escalation di sequestri e guai giudiziari per tanti imprenditori isolani.

I rappresentanti degli agricoltori, guidati oggi, tra gli altri, dal Movimento canapicoltori sardi e dall’Associazione canapa sativa Italia, vogliono ora un intervento risolutivo da parte del Consiglio regionale per accelerare l’iter di approvazione del testo unificato -nato da due proposte di legge, una del Psd’Az, l’altra del M5s- per proteggere e rilanciare la filiera. Il provvedimento, che ha ricevuto il via libera dalla commissione Attività produttive, stenta però ad approdare in aula, da qui il pressing degli agricoltori per stringere i tempi.

“In Sardegna, contrariamente a quanto succede in altre Regioni italiane, non possiamo lavorare il prodotto– spiega alla ‘Dire’ Massimo Cossu, presidente dell’Associazione canapa sativa Italia-. Le Procure di fatto ci dicono: “Potete coltivare le piante, ma non è possibile lavorarle“. La canapa è normata da due leggi nazionali, la 242 e la 309, ma proprio da queste nasce l’empasse: quando si va a fare lavorazione sul fiore, automaticamente scatta la produzione di stupefacente. Ma è assurdo calcolare la quantità di Thc, la sostanza psicotropa, su tonnellate di piante. Questo paradosso causa innanzitutto un deprezzamento del prodotto, oltre ad interventi penali a danno di molte aziende”.
Praticamente, prosegue, “si sta mettendo in ginocchio un settore che in Sardegna ha potenzialità enormi, in termini di qualità e quantità, ed è in continua crescita. Naturalmente anche la filiera della canapa deve definirsi in maniera più chiara, ma è tempo che le norme escano da questa ambiguità. Ecco perché è fondamentale un legge regionale che faccia finalmente chiarezza sulla coltivazione e la commercializzazione“.

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