L’emergenza coronavirus non ferma il bracconaggio in Sardegna

Continuano i casi di bracconaggio.

Continuano i casi di bracconaggio in Sardegna. Un trend che non si ferma nonostante l’emergenza epidemia, così come in altre parti d’Italia.

E’ questo il commento del Cabs, l’associazione di volontari specializzati in antibracconaggio, dopo che il Corpo Forestale regionale ha portato a termine un intervento nei pressi di Escalaplano, nella provincia del Sud Sardegna. Due uomini che, stante quanto riportato dalla stampa, erano intenti nella notte tra il 16 e 17 maggio scorso, a esercitare la caccia al cinghiale in tempo e luogo non consentito.

Tale episodio, ad avviso del Cabs, evidenzia ancora una volta quanto diffuso sia il bracconaggio. Rimanendo nella sola Sardegna deve ricordarsi, infatti, il caso di Guspini agli inizi di maggio, ove un uomo è risultato sospettato di avere ucciso un cervo sardo. Nel solo mese di marzo, poi, ben tre interventi tra Selargius, Oristano ed un comprensorio più ampio ancora nel Sud Sardegna. Tutti più o meno collegati al fenomeno illegale dell’uccellagione con l’aggravio che, nel caso di Oristano, si è trattato del primo ritrovamento di un impianto a reti fisse per la cattura degli uccelli. Un fenomeno, quest’ultimo, finora relegato nelle aree più a sud della Sardegna.

” L’aspetto più grave che emerge in questo periodo – ha affermato il Cabs – è il perdurare di un fenomeno quando massima dovrebbe essere la responsabilità per la salute pubblica. Purtroppo il legislatore continua ad ignorare l’adeguamento dei reati per la caccia illegale; la legge di settore, infatti, li relega tutti nella debole categoria dei reati di contravvenzione. E’ inspiegabile, invece, il perché la legge sugli animali d’affezione tuteli questi ultimi con i ben più potenti reati-delitti mentre la fauna selvatica viene lasciata in uno stato così poco significativo sotto il profilo della responsabilità penale. Questo nonostante l’Unione Europea abbia già da anni aperto nei confronti del nostro paese un fascicolo propedeutico alla procedura d’infrazione. L’accusa è quella di tutelare troppo poco la fauna selvatica, in barba a precise direttive internazionali”.

A tale proposito il Cabs sottolinea anche come lo Stato italiano non abbia ancora completato il Piano nazionale contro il bracconaggio che avrebbe dovuto rappresentare la risposta del nostro paese al sollecito ormai da tempo pervenuto dagli uffici di Bruxelles.

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