Il processo sull’esplosione a Olbia causata da una fuga di gas.
Il procedimento giudiziario sull’esplosione a Olbia causata da una fuga di gas, col conseguente crollo di una villetta in via Brunelleschi, entra nella fase cruciale davanti al tribunale di Tempio Pausania. La vicenda è avvenuta il 2 aprile 2015, e le conseguenze che hanno portato alla morte di una donna di 84 anni.
Quella mattina, una violenta deflagrazione ha devastato l’abitazione. I soccorritori hanno estratto la proprietaria dalle macerie ancora in vita. I sanitari hanno disposto il trasferimento immediato nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari. La donna presentava ustioni gravi su circa il 60 per cento del corpo. Dopo settimane di ricovero, le sue condizioni sono peggiorate fino al decesso.
Le verifiche sull’impianto dopo l’esplosione a Olbia per fuga di gas.
Le indagini hanno ricostruito lo stato dell’impianto domestico e le procedure seguite prima dell’incidente. Gli accertamenti hanno evidenziato criticità nella certificazione e nei controlli previsti.
Secondo quanto emerso nel corso del dibattimento, alcune irregolarità avrebbero dovuto attivare specifiche misure di sicurezza. In questi casi, il gestore della rete avrebbe dovuto interrompere la fornitura entro termini definiti. Questo passaggio non risulta avvenuto.
Gli investigatori hanno esaminato anche le modalità di verifica dell’impianto. Una parte dei controlli si sarebbe limitata alla documentazione, senza un sopralluogo diretto. Questo elemento ha inciso sulla valutazione delle responsabilità.
Le richieste dell’accusa nel processo sull’esplosione a Olbia causata da una fuga di gas.
Il pubblico ministero ha formulato le richieste al termine dell’istruttoria. L’accusa ha chiesto la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per tre imputati: Paolo Guglielmi, Gabriele Melino e Maria Teresa Dettori.
Per Fortunato Cangemi, tecnico incaricato della certificazione, il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione. Secondo questa ricostruzione, il suo intervento si sarebbe limitato a un controllo documentale, senza verifiche dirette sull’impianto.
Come scrive La Nuova Sardegna, le figlie della vittima si sono costituite parte civile e hanno chiesto l’accertamento delle responsabilità per tutti i soggetti coinvolti. La società che gestisce la distribuzione del gas è stata citata in giudizio come responsabile civile per il risarcimento dei danni.
Il prossimo passaggio in Tribunale.
Il processo proseguirà con le arringhe difensive, durante le quali verranno esaminate nel dettaglio le singole posizioni. Solo al termine di questa fase il giudice potrà pronunciarsi sulla vicenda.
