L’estate nera del turismo in Sardegna, pochi voli e addio stranieri. Soffre l’aeroporto di Olbia

I dati allarmanti sul traffico aereo e il turismo in Sardegna.

Gli effetti devastanti dell’emergenza coronavirus si tradurranno, tra riduzione dei posti disponibili e del numero di voli, in una flessione del 50% dell’offerta aerea della Sardegna.

Nell’isola l’effetto della crisi sono una riduzione del 36% del numero di combinazioni possibili per raggiungere la nostra regione (che come detto, collegata alla minore disponibilità di posti porta ad un -50% dell’offerta aerea) e un aumento medio delle tariffe: il costo medio per un viaggio in Sardegna (andata e ritorno per una famiglia tipo di quattro persone) aumenta di circa 100 euro rispetto a Ferragosto 2019: da 835 a 930 euro.

È quanto si evince dall’ultimo report della Cna Sardegna che, al fine di provare a misurare l’impatto della crisi sanitaria sul trasporto aereo internazionale. La proiezione permette di quantificare la riduzione macroscopica dell’offerta aeroportuale degli aeroporti dell’isola; rispetto al 2019 il numero di combinazioni possibili si è ridotto del -36%.

Dal lato dei costi del viaggio, la combinazione di taglio dell’offerta e crollo della domanda potrebbe avere un effetto compensatorio sui prezzi, e comunque dipendente dalla singola tratta in esame. Nel complesso, il costo medio per un viaggio in Sardegna risulta leggermente superiore rispetto a Ferragosto 2019: l’incremento è di circa 100 euro (viaggio andata e ritorno per una famiglia tipo di quattro persone); si passa da 835 euro a 930. Guardando alle altre regioni, un incremento dei prezzi si osserva per Corsica e Baleari, mentre negli altri casi i prezzi sono stabili o in diminuzione.

La ricerca della Cna sarda conferma che la stagione turistica 2020 avrà numeri disastrosi, con un crollo degli arrivi internazionali. La recessione economica, inoltre, indurrà molte famiglie a rinunciare ad un viaggio o a limitare la vacanza nel tempo e nello spazio.

Le conseguenze della crisi sul settore turistico isolano si osserveranno anche nel 2021, in funzione dell’entità e della rapidità dell’evoluzione della congiuntura economica, mentre nel medio-lungo termine è facile immaginare l’emergere di una nuova normalità, caratterizzata da differenti comportamenti e abitudini dei viaggiatori. Se una seconda ondata epidemica dovesse essere scongiurata, in uno scenario di graduale allentamento delle misure restrittive, l’anno prossimo gli arrivi internazionali negli scali aeroportuali dell’Isola potrebbe però già ripartire. Il settore riprenderebbe quindi il trend di crescita che aveva caratterizzato gli ultimi dieci anni, con la Sardegna che stava lentamente ma costantemente acquisendo maggiore popolarità tra i turisti internazionali.

“Il quasi totale azzeramento dei viaggiatori internazionali in arrivo negli aeroporti dell’isola sta assestando un colpo durissimo al settore turistico della Sardegna e non basterà la maggiore resilienza del turismo domestico per compensare la caduta – commentano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna –. Dalla nostra ricerca emerge la possibilità che già dall’anno prossimo il settore riprenda il trend di crescita che aveva caratterizzato gli ultimi dieci anni, con una Sardegna sempre più meta del turismo internazionale.

“È comunque evidente che nei prossimi anni solo le destinazioni che saranno in grado di proporre un’immagine più sicura in termini sanitari, sostenibile e innovativa nelle capacità di adattarsi a una nuova normalità potranno aumentare la propria competitività turistica. Si tratta di una grande opportunità per la Sardegna, poco colpita dall’epidemia e potenzialmente in grado di promuovere il giusto mix di turismo sicuro, meno congestionato, salubre e sostenibile”, concludono Piras e Porcu .

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