La Gallura costretta ai test per la tubercolosi bovina: protestano gli allevatori

foto di Cristina Amadori

La protesta della Cia Nord Sardegna.

L’assessorato alla Sanità della Regione Sardegna squalifica la Gallura rendendola non più ufficialmente indenne da tubercolosi bovina

Protesta la Cia Nord Sardegna che ritiene la decisione assurda e immotivata. Tale decisione infatti è stata assunta non in seguito ad una richiesta del ministero o della Comunità Europea, ma in base ad un riordino delle province, riordino avvenuto nel 2016 con la soppressione delle nuove province e l’accorpamento della Gallura alla provincia di Sassari. Nel 2016, e successivamente, anche non più tardi di un anno fa, sia il ministero sia Bruxelles, con varie note scritte e documentabili, ha continuato a considerare la Gallura territorio ufficialmente indenne da tbc bovina.

A causa di questo ora gli allevatori sono obbligati ad effettuare sui capi da movimentare la prova della tubercolina e a procedere all’identificazione elettronica dei capi, anche se per quest’ultima procedura è stata prevista una proroga di sei mesi.

“Ci preoccupa – ha detto il presidente di Cia Nord Sardegna Michele Orecchioni – anche la scarsa presenza di dosi di tubercolina che rischiano di non garantire la tempestiva partenza degli animali. Il nord Sardegna e la Gallura in particolare, movimenta un numero considerevole di capi, sia come ristalli sia come riproduttori. Tale decisione rischia di mettere in ginocchio un comparto di vitale importanza per l’economia e la tenuta sociale del territorio. Auspichiamo un passo indietro – terminano i vertici di Cia Nord Sardegna – da parte dell’assessorato e facciamo appello ai rappresentanti politici del territorio affinché si facciano carico del problema”.

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